di Marzio Fait
È il 2021. Nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, Maria Leusa, leader della comunità Munduruku, osserva la propria casa andare in fiamme. Negli ultimi mesi, i garimpeiros, bande di uomini senza scrupoli, hanno cominciato a dare fuoco alla foresta per lasciare spazio all’apertura di miniere d’oro. Da allora, come raccontato durante il suo viaggio in Europa, Maria Leusa ha cominciato a mobilitarsi contro le attività illegali dei garimpeiros, che in tutta risposta, hanno iniziato a perseguitare lei e i suoi figli. Quella di Maria Leusa è solo una delle tante storie che raccontano il coraggio e le sofferenze vissute dalle popolazioni native. Comunità che, da anni, affrontano minacce e violenze per proteggere l’ambiente, i propri diritti, il proprio futuro. A tal punto che, secondo Global Witness, tra il 2012 e il 2023, almeno 766 persone indigene sono state assassinate per aver difeso il proprio territorio.

Maria Leusa e Maial Kayapo. Foto di Joao Paulo Guimaraes (Flickr) – Alcuni diritti sono riservati.
Le violazioni dei diritti umani, nel mondo, assumono forme e intensità diverse, ciascuna con il suo carico di sofferenza e ingiustizia. A questo proposito, l’ultimo rapporto di Amnesty International dipinge un quadro preoccupante: in Ucraina, la Russia continua a violare le norme internazionali conducendo attacchi su aree residenziali e rendendo sempre più difficile la vita dei civili. In Sudan, gli scontri tra l’esercito regolare e il gruppo militare denominato “Rapid Support Forces” (RSF) hanno provocato una crisi sanitaria e alimentare senza precedenti, che secondo l’organizzazione Armed Conflict Location & Event Data (ACLED), solo nel 2023, avrebbe ucciso almeno 24.000 persone (ma i numeri rischiano di essere molto più alti). In Palestina, poi, la situazione ha raggiunto livelli insostenibili. I bombardamenti e le violenze perpetrate dal governo israeliano sulla popolazione civile hanno portato alla morte di almeno 44.502 palestinesi, tra cui almeno 17.000 bambini, secondo le autorità palestinesi. Nel frattempo, le strutture sanitarie sono al collasso e la popolazione è stremata dalla paura, dalla fame, dalla sete.
In un mondo sempre più violento e frammentato, contraddistinto dall’aumento delle diseguaglianze e dall’acuirsi della crisi climatica, parlare di diritti umani, di Pace, di speranza non è affatto semplice. Eppure, farlo è fondamentale, soprattutto con i più giovani, affinché possano crescere con una consapevolezza diversa e possano contribuire a costruire una società più giusta.
Costruire la pace, i diritti umani
In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, che si celebra il prossimo 10 dicembre, abbiamo raccolto una serie di materiali e strumenti utili per stimolare bambini e ragazzi su questo tema, con la speranza che gli insegnanti, i familiari e gli educatori che ci leggono possano condividerli con loro.
Amici della Pace: Peace Pals International è un programma internazionale, nato nel 1976, che incoraggia i giovani dai 5 ai 16 anni a diventare promotori di Pace, attraverso iniziative come concorsi artistici e campagne di sensibilizzazione. Tra le risorse disponibili sul sito web, c’è un libretto di attività per bambini che fornisce istruzioni per creare giochi e attività sulla Pace e i diritti umani.
Un rapporto sui diritti umani accessibile a tutti: Human Rights Watch, una delle organizzazioni più autorevoli a livello mondiale sui temi della Pace e dei diritti umani, ha realizzato un riassunto del suo ultimo rapporto annuale, adattandolo alle esigenze dei più giovani e di chi non ha l’inglese come lingua madre, attraverso un linguaggio semplice e accessibile. Il rapporto, come dicevamo, è in inglese, ma può essere un ottimo strumento per approfondire termini specifici legati alla Pace e ai diritti umani.
Un manuale per l’educazione ai diritti umani: Realizzato dal Consiglio d’Europa, Compass è un manuale che offre dati e informazioni utili sui temi della Pace e dei diritti umani.
Dichiarazioni accessibili: Sul proprio sito, Amnesty International mette a disposizione alcune risorse gratuite per i più giovani e le persone che non hanno l’italiano come lingua madre. Tra queste, ci sono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani semplificata e la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Arcipelago Educativo: Il portale Arcipelago Educativo, curato da Save the Children, offre una vasta gamma di attività pensate per ragazzi di diverse età e contesti scolastici, con l’obiettivo di stimolare la consapevolezza sui diritti umani e promuovere valori come l’empatia e il rispetto reciproco.
I libri di Galline Volanti: il blog Galline Volanti offre una lista completa di libri per bambini e ragazzi, incentrata sul tema della Pace e dei diritti umani. La selezione non ha un intento didascalico, ma mira ad evocare i diritti attraverso storie toccanti e coinvolgenti.
Il dialogo, chiave per il cambiamento

Antonio Trombetta – Presidente del Forum trentino per la Pace e i diritti umani.
Come dicevamo, coinvolgere e sensibilizzare i giovani sui temi della Pace e dei diritti umani è una questione di vitale importanza per costruire una società che, nel lungo periodo, possa essere più giusta e inclusiva. Un impegno che il Forum trentino per la pace e i diritti umani porta avanti da anni, come ci racconta il suo Presidente, Antonio Trombetta.
“Lavorare con i più giovani è fondamentale. È importante andare nelle scuole, nelle società sportive, negli oratori, nei gruppi scout, tutti quei luoghi di aggregazione in cui ci sono bambini, ragazzi, giovani. Il Forum lo fa da tempo e lo continua a fare ogni giorno.”
Spesso, però, c’è chi ritiene non sia facile lavorare con i giovani su questi temi, vuoi perché sono questioni polarizzanti, vuoi perché li ritiene distanti e poco interessati.
“Non è vero che i giovani non hanno a cuore la Pace e i diritti umani, anzi! C’è molta sensibilità da parte loro nei confronti della giustizia climatica, della parità di genere, dei diritti umani. Si tratta semplicemente di attualizzare il modo in cui ne parliamo. Questi temi diventano ‘da vecchi’ solo perché se ne parla da vecchi, con contenuti e modalità non pensati per loro. Quando invece servirebbe dialogo. Se vogliamo coinvolgerli, dobbiamo prenderli in causa, dobbiamo chiedere cos’è per loro la Pace, come credono si debba applicare, cosa sono per loro i diritti umani, quali temi ritengono importanti. Se la comunicazione è unidirezionale, non funziona. Sta anche a noi raggiungerli nei loro spazi, chiedere di cosa hanno bisogno, fornire gli stimoli giusti.”


