di Marzio Fait
Oltre l’84% delle fattorie nel mondo ha un’estensione inferiore ai due ettari e rientra in un sistema di agricoltura di sussistenza, dove i contadini producono cibo per sfamare sé stessi e le proprie famiglie. In molti dei Paesi in cui operano queste piccole realtà, le donne costituiscono quasi la metà della forza lavoro agricola.
Proprio per questo motivo, il 15 ottobre è stata istituita la Giornata Internazionale delle Donne Rurali, che ha l’obiettivo di valorizzare il ruolo centrale delle donne nella sopravvivenza delle comunità rurali e sensibilizzare la popolazione sulle difficoltà che affrontano quotidianamente.
Le sfide delle donne rurali
A tal proposito, a parità di mansioni, le donne guadagnano in media il 24% in meno rispetto agli uomini, pur lavorando 12-16 ore in più a settimana. Oltre al lavoro nei campi, infatti, le donne rurali sono spesso responsabili della cura della famiglia e della raccolta di risorse essenziali come acqua e legna, per cui possono percorrere dai 5 ai 10 chilometri al giorno. Sforzi che, per quanto fondamentali, non vengono remunerati.
Le difficoltà, però, non finiscono qui: solo il 13% delle donne rurali possiede la terra su cui lavora e poche di loro hanno accesso a un’istruzione adeguata. In Africa subsahariana, ad esempio, solo due terzi delle ragazze completano l’istruzione primaria e solo quattro su dieci terminano la scuola secondaria inferiore. Questo limite frena fortemente le loro possibilità di emancipazione e di partecipazione ai processi decisionali.
In aggiunta, la crisi climatica aggrava ulteriormente la situazione. Gli eventi meteorologici estremi minacciano i raccolti nei campi e costringono le donne a spostarsi ulteriormente per cercare risorse sempre più scarse. Questo circolo vizioso riduce il tempo che possono dedicare al lavoro retribuito e ne acuisce il rischio di marginalizzazione. La mancanza di formazione tecnica, inoltre, ostacola la loro capacità di gestire al meglio la terra e le risorse, con un impatto diretto sulla possibilità di produrre cibo, percepire un reddito e accedere ai servizi essenziali, come quelli sanitari.

Donne raccolgono e trasportano legna (Foto di pixelfusion3d da Getty Images Signature-Canva Pro)
Sostenere l’empowerment femminile
Per affrontare queste sfide, è fondamentale sostenere l’empowerment delle donne rurali.
Offrire loro strumenti concreti per autodeterminarsi, superare le sfide della crisi climatica e migliorarne le condizioni di vita è cruciale per il futuro delle comunità e per quello del pianeta.
In questo contesto, UN Women, l’ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, ha implementato vari progetti. In India, ad esempio, ha permesso ad alcune donne emarginate dal sistema delle caste di partecipare al Programma di Garanzia del Lavoro Rurale Mahatma Gandhi. Grazie a questo programma, molte di loro hanno potuto aprire conti bancari a proprio nome e unirsi a sindacati per difendere i propri diritti.
In Zimbabwe, UN Women ha aiutato le donne dell’etnia Tonga ad entrare nel settore della pesca. Grazie alle nuove attrezzature e alla formazione ricevuta, le donne Tonga sono riuscite ad accedere in un settore dal quale erano tradizionalmente escluse e a organizzarsi in collettivi per espandere la propria presenza nei mercati più grandi.
Accanto a UN Women, anche le organizzazioni della società civile giocano un ruolo fondamentale nel favorire l’empowerment. Dal 2013, Oxfam promuove il programma Women’s Economic Empowerment and Care (WE-Care) in oltre 25 Paesi. Questi sforzi mirano a fare pressione sulle amministrazioni locali per introdurre normative che riconoscano e affrontino il lavoro di cura non retribuito. Un esempio significativo arriva dalle Filippine, dove otto enti locali, su pressione di Oxfam, hanno approvato delle leggi per assicurare che il lavoro di cura sia preso in considerazione nei piani di sviluppo e di bilancio.
Secondo uno studio del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), se le donne rurali avessero lo stesso accesso alle risorse agricole riservato agli uomini, la produttività agricola aumenterebbe del 20-30%, contribuendo a sollevare dalla fame tra i 100 e i 150 milioni di persone.


