Intervista a Michele Nardelli 

Intervista a Michele Nardelli intervenuto presso il Centro Civico di Cognola nel gennaio 2019 alla presentazione del suo libro “Sicurezza”. Il Novecento è stato il secolo di Auschwitz e della violenza. Le guerre hanno contato milioni di morti, e l’umanità si è attrezzata per distruggere il pianeta che la ospita. Eppure nel secolo scorso la sicurezza non era quell’ossessione che oggi offusca lo sguardo. Ci siamo risvegliati dall’illusione del progresso e delle sue magnifiche sorti, scoprendoci aridi di pensiero e privi di futuro. Così l’incertezza si è tramutata in paura, e la paura in aggressività. Per dare una nuova possibilità all’umanesimo occorre fare i conti con le grandi tragedie del Novecento. Elaborare il passato per promuovere un cambio di paradigma, capace di far propria la cultura del limite e la forza della nonviolenza. Occorre trasformare l’idea di sicurezza: non difesa dagli altri, ma cura dello stare assieme. Sicurezza fa parte della collana Parole allo specchio, edita da Edizioni Messaggero Padova. Montaggio e riprese GzerDesign.

Intervista ad Arsene Lumpari

Intervista ad Arsene Lumpari nell’ambito della celebrazione dei 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, una settimana di iniziative dedicata, dal 28 novembre al 5 dicembre 2018, a coloro che difendono e lottano per il rispetto dei diritti umani. "Il Trentino per i Diritti Umani" è stata organizzata dal Nodo Trentino della Rete In Difesa Di con eventi rivolti alla cittadinanza, alle istituzioni, alle e agli operatori della cooperazione internazionale. Durante la settimana sono stati ospiti in Trentino i difensori dei Diritti Umani attualmente in programmi di protezione in altri paesi europei che ci hanno aiutato a comprendere le difficoltà incontrate nella loro attività professionale e politica, il significato e l’importanza di lottare per il riconoscimento e il rispetto dei diritti umani, e come la comunità in internazionale e Trentina possono contribuire a sostenere la loro lotta in tutela dei diritti umani a livello locale e globale. Montaggio e riprese GzerDesign.

Intervista a Stefano Schirato

Intervista a Stefano Schirato per la presentazione di "Terra Mala. Viaggio nella Terra dei Fuochi" la mostra che il Museo Diocesano Tridentino ospiterà nelle sale del piano terra dall'8 febbraio al 6 maggio 2019. Schirato è un fotografo da anni impegnato in un ampio progetto sul legame tra inquinamento e malattie causate da condizioni ambientali malsane. Nel 2011 ha documentato l’Ilva di Taranto e le conseguenze delle esalazioni dell’impianto industriale sugli abitanti. Nello stesso anno, in occasione del venticinquesimo anniversario dall’esplosione del reattore nucleare della centrale di Chernobyl, si è concentrato sul traffico illegale di materiale radioattivo. Nel 2015 ha iniziato a lavorare a Terra Mala, seguendo la complessa realtà della "Terra dei Fuochi", la zona più inquinata della Campania dove per oltre trent’anni sono stati smaltiti illegalmente milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Grazie al prezioso aiuto di Padre Maurizio Patriciello – parroco di San Paolo al Parco Verde di Caivano e uno dei principali attivisti della zona – ha raccolto le testimonianze di quei cittadini che si battono perché l’avvelenamento della Terra dei Fuochi non sia dimenticato. Ha conosciuto e fotografato decine di famiglie consapevoli dei rischi che corrono per la propria salute, che gli hanno aperto le porte delle loro case. Ha ritratto il degrado del territorio, i campi nomadi autorizzati su cumuli d’immondizia; uomini, donne e bambini che ogni giorno sono costretti a vivere su una terra tossica. Ha registrato dimensioni delle discariche illegali, cumuli di veleni sotterranei a pochi metri dalle abitazioni. Da questo lavoro di documentazione fotografica è nato il libro Terra Mala (Crowdbooks Publishing 2018) e l'omonima mostra, realizzata in collaborazione con Photo Op e grazie al sostegno di Guna e con il contributo del servizio Attività Culturali della Provincia autonoma di Trento. Informazioni: 0461/234419, info@museodiocesanotridentino.it. Montaggio e riprese GzerDesign.

Intervista a Levis Johanis Florez Ramos e a Roviro Lopez Rivera

Intervista a Levis Johanis Florez Ramos e a Roviro Lopez Rivera leaders leaders della Comunità di Pace di San José de Apartadò in Colombia, che nell’ottobre del 2018 hanno portato la loro testimonianza a Trento accompagnati dai volontari di Operazione Colomba, il Corpo nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, presente in Colombia dal 2009 per garantire protezione e accompagnamento alle persone vittime del conflitto. La delegazione della comunità era in Trentino per il legame creato in questi anni fra loro e il nostro territorio. Molti giovani volontari sono infatti partiti dal Trentino, in questi anni, per affiancare la Comunità di Pace e per garantirle quel minimo di sicurezza dato dalla presenza internazionale. La Provincia di Trento ha finanziato per anni parte delle attività di Operazione Colomba anche grazie al gruppo locale chiamato Quilombo Trentino. La loro storia rappresenta l’opportunità di testimoniare anche qui, la resistenza nonviolenta di una Comunità che nonostante le continue minacce da parte dei gruppi neo-paramilitari, nonostante la stigmatizzazione e l’isolamento, ancora oggi ha il coraggio di parlare di speranza. La Comunità di San José de Apartadò è una delle Comunità di pace presenti in Colombia; nasce nel 1997 nella regione dell'Urabà, dipartimento di Antioquia, come processo di resistenza nonviolenta alla guerra e di neutralità nei confronti dei vari attori armati che si contendono il territorio. I membri della Comunità si impegnano a non partecipare alla guerra, direttamente o indirettamente; a non portare armi; a non dare informazioni a nessun gruppo armato; a denunciare pubblicamente le violazioni dei diritti umani commesse da qualsiasi gruppo armato; a partecipare al lavoro comunitario; a non reagire alla violenza con la violenza; non accettare risarcimenti in denaro dallo Stato per le vittime senza che prima siano fatte verità e giustizia. In questo cammino la Comunità ha sviluppato dei progetti per favorire l'auto-sostentamento, la sussistenza e sicurezza alimentare, il rispetto per l'ambiente e il commercio equo e solidale. Ha un consiglio direttivo formato da otto membri eletto ogni 2 anni. La resistenza civile nonviolenta ha reso la Comunità conosciuta non solo in Colombia, ma in tutto il mondo, soprattutto perché ha messo al centro della sua vita quotidiana la popolazione civile non combattente. Montaggio e riprese GzerDesign.

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