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Abitare la Terra 2030 è un servizio di informazione gratuito curato da Fondazione Fontana onlus e sostenuto dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme al Non Profit Network-CSV Trentino. Fondato sui temi della promozione e sviluppo del volontariato, della cooperazione internazionale e tutela dei diritti e promozione della pace, si muove nella cornice dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Per un bilancio di genere

Questa settimana Abitare la Terra 2030 ha incontrato Paola Taufer presidente della Commissione Provinciale  Pari Opportunità tra donna e uomo della Provincia Autonoma di Trento. Un’occasione per parlare dell’importante lavoro di ricerca, sensibilizzazione e divulgazione svolto dalla Commissione.

Di Alessandro Graziadei

Dottoressa Paola Taufer, grazie della disponibilità. Quando è nata e perché è nata questa Commissione? 

PT: La Commissione  Pari Opportunità opera in questa provincia sin dagli inizi degli anni ‘90, ma nella sua forma attuale è stata istituita  alla Legge provinciale Legge provinciale 18 giugno 2012, n. 13 e successive modifiche, che regola tutto il comparto delle Pari Opportunità in Trentino. È un organo consultivo del Consiglio e della Giunta provinciali in materia di pari opportunità fra donna e uomo. La Commissione è incardinata presso il Consiglio provinciale ed è composta da:

  • sei componenti designate/i dalle associazioni aventi sede nella provincia di Trento, che hanno come fine statutario la promozione delle pari opportunità di genere e che hanno maturato comprovata esperienza almeno triennale in questo ambito;

  • una/un rappresentante delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello provinciale dei lavoratori;

  •  una/un rappresentante delle organizzazioni dei datori di lavoro;

  • due esperte/i individuate/i dal Consiglio provinciale in ambito accademico e che vantino specifiche pubblicazioni in materia di pari opportunità tra donna e uomo. 

Quali sono le sue competenze e le sue funzioni?

PT: In estrema sintesi: realizzazione di iniziative per attuare le pari opportunità fra donna e uomo in campo istituzionale, economico, sociale e culturale e per dare effettivo compimento ai principi di uguaglianza e di parità sociale sanciti dalla Costituzione; rimuovere gli stereotipi di genere e gli ostacoli che costituiscono discriminazione diretta ed indiretta nei confronti delle donne; supportare lo sviluppo e il pieno riconoscimento della loro autonomia e libertà di scelta; essere di impulso ed esprimere pareri in campo legislativo affinché nelle decisioni e programmazioni politiche sia sempre presente l’ottica di genere. Più nel concreto, le azioni messe in campo nel corso degli anni hanno riguardato:

  • il mondo del lavoro, attraverso iniziative volte da un lato a conoscere in modo più analitico, attraverso una panoramica ampia, la presenza delle donne nel mercato del lavoro locale e dall’altro a consolidare tale presenza, valorizzandone la partecipazione con particolare attenzione alla promozione di modelli innovativi di lavoro orientati alla conciliazione dei tempi di vita personale, familiare e professionale, al benessere organizzativo e alla prevenzione e rimozioni di fenomeni come il mobbing e le discriminazioni;

  • la rappresentanza di genere nei luoghi decisionali, con l’obiettivo di raggiungere un’equa rappresentanza femminile nei luoghi decisionali,  anche richiamando l’attenzione dei/delle referenti politici/politiche ed istituzionali e della collettività sulla necessità di individuare strumenti ed azioni concrete per realizzare una compiuta democrazia paritaria;

  • la comunicazione in un’ottica di genere, affrontando in modo sistemico il tema della comunicazione non sessista, plurale, inclusiva e rispettosa delle differenze con il coinvolgimento diretto degli organi di informazione, delle istituzioni, della formazione e di tutta la cittadinanza; 

  • l’educazione alle relazioni di genere e promozione di una cultura paritaria, attraverso iniziative di promozione della cultura delle pari opportunità, del rispetto e valorizzazione delle differenze nel campo della formazione scolastica e professionale, a partire dalle scuole per l’infanzia fino alle/agli adolescenti, senza però trascurare la promozione di una cultura di rispetto e non lesiva della dignità della donna anche nella popolazione adulta;

  • le violenze di genere, anche perché il fenomeno si è rivelato ancora più subdolo e sommerso in periodo di Covid 19 e successivo. Sono state realizzate iniziative indirizzate, da un lato, alla prevenzione e sensibilizzazione sul tema stimolando l’evoluzione della coscienza collettiva verso una reale cultura del rispetto, e, dall’altro, all’individuazione degli interventi più urgenti da attivare per contrastare il fenomeno nel nostro territorio in una prospettiva di sollecitazione delle istituzioni competenti e in una logica di dialogo istituzionale costante e costruttivo. Particolare attenzione è stata riservata al tema delle violenze psicologiche e a quelle economiche, fenomeni sommersi e ancora poco studiati, non solo sul nostro territorio.

La  Commissione ha inoltre  dedicato energie e risorse nel rafforzare e allargare la rete di rapporti intessuta nel tempo con associazioni, istituzioni, operatrici/tori che lavorano nel settore del contrasto e prevenzione alle violenze sulle donne;

  • le reti e i tavoli di lavoro e le relazioni con associazioni e istituzioni: la Commissione collabora in modo diffuso e organico con la cittadinanza, le istituzioni e le associazioni che operano sul territorio provinciale e nazionale grazie alle reti costruite e consolidate nel tempo. 

Infine, ma non meno importante: nella sua funzione di organo consultivo di Giunta e  Consiglio provinciali, la CPO ha inoltre esaminato piani provinciali, disegni di legge, documenti di programmazione.

La Provincia si è impegnata a promuove la piena attuazione dei principi della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), firmata a New York il 18 dicembre 1979. Come è mutata, se è mutata, la locale cultura discriminatoria da quando è in vigore la Legge provinciale n. 13 sulle pari opportunità del 18 giugno 2012?

PT: La discriminazione di genere  è un fenomeno diffuso e trasversale e che in molta parte ancora oggi rimane sommerso e silenzioso. Le attività di monitoraggio, comunicazione, educazione e formazione sono quindi fondamentali per accrescere la conoscenza del fenomeno e la capacità delle cittadine e dei cittadini di riconoscere le sfumature dei comportamenti e delle situazioni che favoriscono le discriminazioni in tutte le loro forme. Va riconosciuto che negli ultimi anni il territorio provinciale è stato caratterizzato da importanti iniziative che hanno coinvolto non solo le istituzioni provinciali, ma numerose municipalità, associazioni e singoli cittadini e cittadine.

L’attività svolta ha meritoriamente permesso di creare e valorizzare una rete tra i soggetti che si occupano del contrasto alle discriminazioni e delle violenze di genere, che ne sono una diretta conseguenza. L’esistenza della rete va consolidata e mantenuta nel tempo, consapevoli del fatto che il fattore umano è cruciale nella creazione della rete e che troppo spesso al cambiare delle figure apicali, soprattutto istituzionali, cambiano sensibilità, priorità e approcci. Le discriminazioni di genere sono frutto della stessa “cultura” che è anche la radice delle violenze di genere. A questo riguardo, ricordo che il Comitato per la tutela delle donne vittime di violenza viene convocato solo due volte l’anno (in previsione del 25 novembre e in previsione dell’8 marzo), con il rischio che così facendo se ne depotenzino il ruolo e la funzione di analisi dell’esistente e di stimolo a proposte e circolazione di buone prassi.

Andrebbe altresì rafforzato il ruolo dei centri antiviolenza e degli altri soggetti del terzo settore che tanta parte hanno nel lavoro per l’emersione della violenza e per la protezione e il sostegno delle vittime, come disposto dalla l. p 6/10.

L’adozione di un approccio di genere dovrebbe essere promosso e adottato anche nell’analisi di fenomeni di violenza e come il bullismo e il cyberbullismo che contraddistinguono l’età giovanile e non solo.

L’educazione sentimentale, l’educazione alle relazioni di genere e alla diversità sono delle attività cruciali per favorire la diffusione di rapporti tra uomini e donne, ragazzi e ragazze improntati alla parità, all’equità e alla tolleranza e alla non discriminazione, e ad aiutare chi è vittima di violenza/discriminazione  a disinnescare la situazione di prostrazione e rischio nella quale si trova. Allo stesso tempo insegnano a rifiutare l’adozione di atti e modalità violente come mezzo di risoluzione delle relazioni non solo di coppia, ma in tutti gli ambiti di vita, da quelli familiari a quelli lavorativi e amicali. Questo tipo di formazione ed educazione dovrebbe essere rivolta non solo alle generazioni più giovani, ma anche a uomini e donne adulti.

Infine, è importante investire e agire anche sulle forme di discriminazione poste in essere nei luoghi di lavoro. In questo senso la CPO ha spesso lavorato a fianco della figura della/del Consigliera/e di parità della PAT. 

Quali sono i provvedimenti legislativi e le buone pratiche, più urgenti e più efficaci per meglio appianare questi squilibri di genere?

PT: Risentiamo a mio avviso, sia a livello nazionale che locale,  della mancanza di documenti programmatici in materia di Pari Opportunità che consentano di  identificare un quadro strategico entro il quale ricondurre le iniziative e le azioni implementate. In quest’ottica rileviamo come elemento critico anche in provincia di Trento la mancata realizzazione e messa a regime dello strumento del bilancio di genere e di un documento programmatico sulle politiche di pari opportunità. 

Allo stesso tempo, è importante continuare ad investire nell’adozione di un approccio di genere come metodo di lavoro nella formulazione e attuazione delle leggi, dei regolamenti e degli strumenti di programmazione . Mi sembra importante ribadire che politiche sociali, del lavoro, della salute, della famiglia, e di istruzione dovrebbero essere pensate, disegnate e implementate non solo ponendo attenzione alle differenze di genere e alle questioni di parità tra donne e uomini nelle varie fasi del ciclo di vita, ma adottando una prospettiva di genere come parte imprescindibile del metodo di lavoro. In tal senso, gli sforzi fatti per includere l’ottica di genere nelle attività programmatiche di alcuni dipartimenti della Provincia – ad esempio del Servizio Salute e dell’Agenzia del Lavoro – rappresentano un utile punto di partenza che speriamo trovino ulteriori spazi di sviluppo.

La riduzione delle asimmetrie nelle condizioni di vita di donne e uomini è un processo di lungo periodo e nonostante il Trentino si contraddistingua, in alcuni settori, per livelli di equità spesso superiori a quelli rilevati a livello nazionale, molta strada rimane ancora da percorrere. A tal proposito è fondamentale che la Provincia continui ad investire nello sviluppo e utilizzo di strumenti per:

• individuare, analizzare e contrastare le discriminazioni (dirette e indirette) e la diffusione di stereotipi di genere;

• promuovere un’equa ripartizione tra uomini e donne dei diritti e doveri in ambito sociale, culturale, lavorativo, politico e familiare;

• incoraggiare una cultura della condivisione dei tempi di cura e azioni a sostegno dell’occupabilità delle donne;

• sostenere la diffusione di una cultura non discriminatoria basata sul rispetto, la tutela e la promozione delle differenze di genere;

• favorire l’adozione di un linguaggio rispettoso delle differenze di genere nelle comunicazioni ufficiali, nella documentazione prodotta dall’attività degli uffici provinciali e nelle attività di formazione e informazione promosse dalla Provincia.

Appare quindi particolarmente urgente lavorare allo sviluppo e sostenere l’utilizzo di strumenti per promuovere la presenza delle donne nei luoghi e l’equa partecipazione ai processi decisionali. La mancanza di donne ai vertici delle istituzioni politiche e delle organizzazioni economiche rimane, infatti, un aspetto critico nel lungo percorso verso la realizzazione di un fattivo equilibrio di genere. 

Quando si parla di segregazione sia orizzontale che verticale cosa si intende?

PT: Nel mercato del lavoro, lo svantaggio delle donne è particolarmente evidente. Fenomeni di segregazione verticale, con riferimento alla sotto-rappresentazione della popolazione femminile nelle posizioni apicali, sono significativi anche nelle organizzazioni economiche. Le imprese femminili costituiscono ancora una quota molto bassa rispetto al panorama dell’imprenditoria italiano.

 I dati mostrano anche la persistenza di fenomeni di segregazione orizzontale, ovvero della concentrazione di donne e uomini in alcuni specifici settori di attività e professioni: le donne sono maggiormente presenti nel terziario (commercio e servizi), mentre gli uomini sono occupati in misura più significativa nell’industria, nelle costruzioni e nell’agricoltura.

Nelle donne, vi è inoltre una più elevata precarietà lavorativa e anche una minore probabilità di stabilizzazione del rapporto di lavoro, senza dimenticare la scelta del lavoro part-time, per la difficoltà a conciliare vita lavorativa e vita privata. 

Il lavoro a termine ostacola gli individui nella programmazione del proprio futuro e influisce negativamente sui percorsi di vita sia nel breve periodo, basti pensare all’accesso al credito, sia nel lungo periodo, ad esempio nell’accesso ai diritti pensionistici per i quali si richiede una continuità contributiva.

Dalla sua introduzione lo schwa ha contribuito ad allargare il dibattito in corso da alcuni anni su come rendere l’italiano una lingua più inclusiva e meno legata al predominio del genere maschile. Oggi la lingua è ancora uno dei principali indicatori delle asimmetrie di genere?

PT: La lingua è un forte strumento che esprime il potere di chi lo usa e allo stesso tempo plasma la realtà. Per questo motivo, chi ha una maggior competenza linguistica e può usare una lingua adeguata alla situazione, dal punto di vista del registro, del lessico, della sintassi, ha maggiori possibilità di convincere, di argomentare, di ottenere ciò per cui discute. Ha maggiori possibilità di fare opinione, come avviene con i giornalisti e le giornaliste quotidianamente, non solo per quel che riguarda i contenuti che si vogliono trasmettere, ma anche per il tipo di lingua che si vuole diffondere.

Modificare l’uso dell’abitudine linguistica richiede tempo, e soprattutto condivisione fra le persone. E’ un discorso di consapevolezza e di scelta. La lingua è una scelta, ma spesso chi parla non ne è cosciente. Le regole grammaticali servono a fare chiarezza, e forse a far riflettere le persone in vista di una modifica dell’uso.

Rappresentare le donne solo in rapporto agli uomini, o usando ruoli e parole stereotipate, una lingua non adeguata o di basso registro, non aiuta a modificare la percezione linguistica relativa alle donne o ad altri gruppi discriminati linguisticamente (un caso eclatante è la variazione continua fra maschile e femminile quando si parla di persone transessuali). 

I lavori di Alma Sabatini, e della linguistica femminista, credono fermamente che “le condizioni sociali possono essere modificate attraverso un diverso modo di parlare e una lingua diversa” perché le modifiche linguistiche all’uso della lingua portano con sé anche modifiche al modo di pensare. Questa posizione è quella ormai condivisa nella letteratura attuale sulla lingua italiana, è quella rappresentata dall’Accademia della Crusca.

Ma chi ha il potere di modificare una lingua maschile come è, di fatto, l’italiano? 

PT: La società, ma soprattutto coloro che usano la lingua tutti i giorni per divulgare le notizie, proporre interpretazioni; in primo luogo, chi lavora nell’ambito dei media e della formazione culturale e scolastica e della comunicazione istituzionale. Tali persone si assumono una grande responsabilità, spesso  in modo non del tutto consapevole. Lo strumento linguistico, come sanno bene certi regimi, è invece davvero potente e una maggior riflessione su come scrivere, oltre a su quali contenuti veicolare, renderebbe un miglior servizio alla società e alla diffusione di una lingua curata, adeguata, e sostenibile. 

L’osservazione dell’uso della lingua, scritta e orale,  ha dimostrato che esiste una differenza legata ad alcune professioni, o cariche; il problema dell’adeguamento della lingua di genere non esiste a livello “basso”. Si dice e si scrive senza battere ciglio, “operaia, infermiera, maestra, puericultrice”, ma non si riesce a scrivere marescialla, ministra, procuratrice? Forse perché si fa una differenza relativamente al peso delle professioni? Perché maestra sì e ministra no, con la scusa che è cacofonico? Dal punto di vista grammaticale, non ci sono differenze. Le differenze vengono attribuite sulla base della differente considerazione a livello sociale: di nuovo quindi una questione di potere. E il potere, a quanto pare, è maschile. Altrimenti non si capirebbe perché molte donne, in posizione di potere effettivo, difendano a spada tratta la loro carica al maschile; lo fanno docenti universitarie, giornaliste, ministre e segretarie di partito e sindacato. Persone che ricoprono ruoli importanti e che anche attraverso l’uso adeguato e corretto della lingua italiana potrebbero modificare la visione del mondo.

La riflessione sull’uso della lingua di genere nella stampa ha dimostrato che, sebbene per l’italiano si sia ancora lontani da una lingua rispettosa del genere, le modifiche sono in atto, attraverso l’oscillazione fra l’uso del maschile e del femminile. La lingua della stampa, per esempio, si muove più velocemente di altri linguaggi, come, sempre a titolo esemplificativo, il linguaggio giuridico, altro strumento di creazione di lingua e realtà; è quindi una buona spia per il cambiamento, che, tra non poche  difficoltà, è tuttavia in atto. L’oscillazione (l’uso cioè di un termine declinato al maschile e al femminile in modo “casuale” all’interno di uno stesso contesto)  è fenomeno positivo, ma sicuramente destabilizza chi legge, soprattutto quando non c’è uniformità di denominazione nemmeno all’interno dello stesso testo. Il motivo è chiaro, non c’è uniformità di autore fra titolo e articolo. Ma sarebbe un problema risolvibile molto facilmente se si adottassero alcune linee guida, come appunto il decalogo proposto dalla stessa Commissione Pari Opportunità tra donna e uomo della Provincia di Trento. Le regole sono poche e semplici. Si tratta solo di condividerle e di adottarle. Un aiuto ulteriore per chi legge, e allo stesso tempo, una buona pratica di modifica linguistica adatta ai tempi e alla realtà italiana.

Una maggiore attenzione nella redazione di articoli, di testi scolastici, delle comunicazioni istituzionali,  potrebbe essere una nuova possibilità per modificare le cose.  L’altra via è quella della formazione e dell’educazione di bambini e bambine già dalla scuola dell’infanzia.

La terza, e accessibile a tutte e a tutti, quella di usare quotidianamente una lingua adeguata alle persone che interagiscono nella realtà italiana.

Per approfondire l’argomento, suggerisco di scaricare da questo link: https://www.consiglio.provincia.tn.it/presso-il-consiglio/pari_opportunita/Documents/Decalogo_completo_2021.pdf

La pubblicazione è stata affidata dalla Commissione alla professoressa Anita Buonasora, dal titolo “Se le parole diventano azioni. Decalogo per l’uso di una lingua non discriminatoria e non ostile in base al genere” al a cui io stessa ho attinto oggi per questa risposta. 

Qual è il bilancio di genere provinciale e quale il suo equilibrio di genere? 

PT: Come detto in una delle precedenti risposte, non vi è previsto a livello provinciale un vero e prorio “Bilancio di genere”. La legge provinciale 18 giugno 2012, n. 13 stabilisce, tra le funzioni della Commissione provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo, che quest’ultima:

d)   monitora e controlla sistematicamente la situazione delle pari opportunità e l’andamento delle politiche delle pari opportunità in Trentino;

e)   monitora le nomine e le designazioni di competenza del Consiglio provinciale, della Provincia, dei suoi enti pubblici strumentali e degli enti locali al fine della verifica di un adeguato equilibrio fra i generi.

La Commissione provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo predispone e invia alla Giunta provinciale e al Consiglio provinciale un rapporto biennale sullo stato di attuazione di questa legge e sui risultati delle attività svolte in relazione alle funzioni previste, contenente  anche proposte di miglioramento della situazione in essere.

Pertanto la Commissione Pari Opportunità della XVI legislatura aveva commissionato all’Università di Trento – Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale  un documento ragionato che rendesse conto a referenti politici e cittadinanza – in modo sistematico, completo e di scorrevole lettura – dei temi riguardanti le pari opportunità nel nostro territorio, a partire da indicatori oggettivi e validati scientificamente, considerando eventuali criticità e indicando possibili prospettive e margini di miglioramento. 

Il documento è stato ampiamente utilizzato dalla sottoscritta per rispondere alle vostre domande di oggi, ed è liberamente scaricabile da questi link: https://www.consiglio.provincia.tn.it/presso-il-consiglio/pari_opportunita/Documents/relazione%20legge%202018.pdf

https://www.consiglio.provincia.tn.it/presso-il-consiglio/pari_opportunita/Documents/Commissione-Provinciale-Pari-Opportunita%cc%80-170×240-WEB.pdf

Come nel 1975, il 24 ottobre scorso le donne islandesi si sono astenute dal lavoro per un’intera giornata per protestare contro la violenza di genere e la disparità salariale, nonostante l’Islanda sia il primo Paese al mondo per uguaglianza di genere…

PT: L’analisi degli indicatori di qualità dell’occupazione ha messo da tempo in luce la persistenza di squilibri di genere importanti. Nel confronto con gli uomini, la condizione lavorativa delle donne è caratterizzata da un grande svantaggio generale, cui contribuiscono le difficoltà di accesso alle posizioni prestigiose, di vertice e dirigenziali, le difficoltà di trovare occupazione nei settori produttivi più remunerativi, le maggiori probabilità di avere un lavoro non adeguato al proprio titolo di studio, la più elevata diffusione delle forme di lavoro a tempo parziale e a termine. Queste forme di segregazione occupazionale e la maggiore discontinuità nel lavoro femminile producono anche cospicui differenziali di reddito tra uomini e donne. Se osserviamo la quota di occupati in posizione dipendente con una bassa retribuzione le donne risultano sovra-rappresentate.

Inoltre, il divario di genere nelle retribuzioni aumenta progressivamente con l’età: si osserva infatti uno svantaggio minore all’avvio della carriera e molto più elevato per le lavoratrici con più di 50 anni.

Quest’anno il premio Nobel per la Pace 2023 appena assegnato è andato a Narges Mohammadi attivista iraniana per i diritti delle donne, in carcere dal 2016, un segnale importante per il riconoscimento del coraggio di molte attiviste e semplici cittadine iraniane. Il Nobel per l’economia di quest’anno è invece andato alla statunitense Claudia Goldin per la sua ricerca sull’occupazione femminile e le differenze di genere. Secondo lei l’Accademia svedese è lo specchio di una maggiore attenzione alle tematiche di genere o viceversa ha voluto ricordare che occorre fare di più su queste questioni?

PT: Una maggiore attenzione su questi temi si è verificata negli ultimi anni, in gran parte del mondo, in particolare verso forme di violenza più subdole e largamente sommerse, come la violenza economica e quella psicologica che hanno lungamente ritardato il processo del raggiungimento della parità di genere, ostacolando le donne anche nella loro consapevolezza di poter lottare per i propri diritti. Le premi Nobel, che lei cita, sono espressione di forza e rappresentano un faro per incoraggiare e non desistere lungo il cammino verso la parità.

Dottoressa Taufer grazie mille per il suo tempo, le sue spiegazioni e il prezioso lavoro della sua Commissione!