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Abitare la Terra 2030 è un servizio di informazione gratuito curato da Fondazione Fontana onlus e sostenuto dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme al Non Profit Network-CSV Trentino. Fondato sui temi della promozione e sviluppo del volontariato, della cooperazione internazionale e tutela dei diritti e promozione della pace, si muove nella cornice dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Voce ai giovani: spinte gentili e azioni concrete con MLAL Trentino ONLUS

di Marzio Fait

 

Viviamo in un mondo che si appresta ad affrontare sfide cruciali: da una parte, la transizione energetica, la giustizia climatica e sociale, la pace e la tutela dei diritti umani; dall’altra, la crisi climatica, le guerre e le disuguaglianze. Di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, rimanere passivi non è un’opzione; è importante informarsi, far sentire la propria voce e, se possibile, agire per promuovere il cambiamento.

In un mondo dove la maggior parte della classe politica ha superato la mezz’età (secondo il Pew Research Center, l’età mediana dei leader mondiali è di 62 anni), la partecipazione dei giovani non può essere relegata a vuota retorica. I giovani non sono solo i cittadini di domani, su cui ricadranno le decisioni prese dagli “anziani” di oggi, ma sono cittadini del presente e meritano un ruolo da protagonisti nel definire il proprio futuro.

Eppure, i dati rivelano una realtà contraddittoria. Secondo l’ASviS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, il 42% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni non ha votato alle ultime elezioni, un dato che conferma la sfiducia nei confronti della politica tradizionale, troppo spesso ancorata a figure ed idee stantie. Ma fuori dalle urne, molti ragazzi italiani sono attivi nel volontariato, nei movimenti per i diritti civili, nella difesa dell’ambiente e della pace. Dati di Openpolis indicano che la partecipazione a riunioni di associazioni attive su ecologia, diritti e pace è quasi il doppio tra i 18-19enni rispetto alla media della popolazione. Numeri che risentono sicuramente dell’assenza di impegni lavorativi o familiari, ma che lasciano ben sperare.

Parliamo di questo, di partecipazione giovanile e di educazione alla cittadinanza globale con Federica Manfrini, referente di MLAL Trentino ONLUS.

 

Federica, prima di tutto, ti va di raccontarci un po’ la storia di MLAL? Com’è nata l’associazione?

F. Manfrini: MLAL Trentino Onlus nasce nel 1998 da una “costola” di Progetto Mondo MLAL Verona, un’organizzazione storica con oltre 70 anni di esperienza. Progetto Mondo si occupava di formare e inviare volontari per dei progetti di cooperazione in America Latina. Al loro ritorno, questi volontari riportavano a casa storie ed esperienze, in una sorta di missione di restituzione per la cittadinanza. Tra loro c’erano molti ragazzi della nostra zona, e col tempo è nata anche una sede qui a Rovereto, che oggi è una realtà autonoma con un proprio statuto.

Studenti in cerchio per un'attività in classe

Un’attività di MLAL in una classe delle superiori.

Di cosa vi occupate principalmente?

F. Manfrini: Abbiamo due ambiti principali. In Italia ci concentriamo sull’educazione alla cittadinanza globale e sulla sensibilizzazione sui temi ambientali. A livello internazionale, invece, anche se non abbiamo cooperanti sul campo, sosteniamo progetti di solidarietà e cooperazione con i nostri partner locali. In Perù, per esempio, supportiamo giovani lavoratori con percorsi di formazione professionale. A Haiti, aiutiamo a costruire e mantenere pannelli fotovoltaici. In Mozambico, lavoriamo sulla gestione dei rifiuti e la raccolta differenziata. In Marocco, promuoviamo scambi tra studenti e insegnanti per favorire la partecipazione giovanile e una migrazione più consapevole.

E in Italia? Qualche settimana fa abbiamo intervistato il gruppo Scout AGESCI di Rovereto, che aveva organizzato un evento con voi prima di partire per una route in Svezia.

F. Manfrini: In Italia ci occupiamo di partecipazione giovanile, attivismo e sensibilizzazione ambientale. L’evento con gli scout rientrava nel progetto “Azioni Concrete, Impronte Leggere”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, un’iniziativa che coinvolge 15 scuole del Trentino e di altre regioni italiane e che punta a creare consapevolezza sui temi del cambiamento climatico e della sostenibilità.
Gli studenti del Liceo Rosmini di Rovereto, per esempio, hanno calcolato l’impronta di carbonio della loro scuola usando un calcolatore sviluppato da Rete Clima, un ente no profit che promuove percorsi di sostenibilità e decarbonizzazione nelle aziende, nelle scuole e nelle associazioni. I ragazzi hanno coinvolto tutta la comunità scolastica con dei questionari per raccogliere dati sugli impatti ambientali degli spostamenti del personale, dei viaggi d’istruzione, della raccolta differenziata, delle macchinette e dei consumi energetici. Hanno ricevuto più di 800 risposte e si sono anche confrontati con le istituzioni e le realtà della comunità locale. Alla fine, hanno proposto alcune azioni concrete per ridurre l’impatto della scuola, come la riduzione del packaging delle merendine alle macchinette, l’introduzione della raccolta differenziata su ogni piano, e hanno anche scritto un position paper sui trasporti.
Lo scorso 5 giugno, invece, abbiamo organizzato un “Nudgethon”, una sorta di maratona di idee per migliorare la sostenibilità nelle scuole. L’evento ha coinvolto circa 150 studenti, e le migliori proposte hanno ricevuto premi in denaro per essere realizzate e avviare percorsi di formazione.

 

Studenti assistono ai discorsi dei compagni durante il nudgethon

I discorsi degli studenti durante il Nudgethon del 5 giugno scorso.

E che risposta avete ricevuto dai ragazzi?

F. Manfrini: Se coinvolti nel modo giusto, i giovani rispondono con entusiasmo. Non tutti però sono sensibili alle questioni ambientali allo stesso modo: molto dipende dagli interessi personali e dall’educazione ricevuta. Alcuni ragazzi sono più concentrati sul trovare lavoro o su altre attività, ed è normale. In questi casi cerchiamo di far capire loro il legame tra giustizia ambientale e giustizia sociale e di mostrare come le nostre scelte possano avere un impatto su molti aspetti della nostra vita.

Come evitare il rischio di “calare dall’alto” le proposte?

F. Manfrini: Mettere i ragazzi al centro, fare in modo che siano loro a guidare il processo, è uno dei nostri obiettivi principali. Poi, ovviamente, il rischio di imporre progetti e proposte dall’alto è sempre presente. Noi cerchiamo di entrare nelle scuole in punta di piedi, di dare gli strumenti necessari per informarsi, individuare soluzioni e proporre alternative. Incoraggiamo anche gli studenti a uscire dalle aule, a confrontarsi con le istituzioni e le realtà locali per costruire un dialogo autonomo. I ragazzi ci dicono che spesso a scuola si sentono poco ascoltati, quindi cerchiamo di offrire loro spazi di espressione, ma soprattutto gli strumenti per crearsi una rete che li colleghi ad associazioni ed enti del territorio. È così che molti studenti hanno scoperto numerose opportunità di volontariato e di impegno civico. Per favorire la partecipazione è fondamentale che i giovani conoscano le realtà del territorio e le possibilità concrete per fare la differenza, anche se sicuramente molto è cambiato negli ultimi anni tra social e pandemia.
A volte questi percorsi funzionano, altre volte meno. Sono processi lunghi e complessi, ma l’importante è piantare un semino che, speriamo, possa germogliare presto.