Come sappiamo l’Agenda 2030 è un programma d’azione globale per lo sviluppo sostenibile, sottoscritto nel settembre 2015 da 193 Paesi membri dell’ONU, che mira a sradicare la povertà, proteggere il pianeta e garantire prosperità entro il 2030 attraverso 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Come molti nostri lettori sapranno il Trentino conta su tantissime realtà, che da anni si occupano di trasformare questi obiettivi in azioni concrete capaci di sviluppare il più possibile questo programma d’azione. Per farlo, però, servono competenze che non sempre volontari, associazioni o amministrazioni hanno. Oggi conosciamo meglio ConfiniOnline, un’organizzazione formata da professionistə che lavora nei molteplici ambiti del Terzo Settore: dal fundraising alla fiscalità, dalla progettazione sociale alla comunicazione, dall’amministrazione all’analisi dei sistemi di governance. Dal 2004 ConfiniOnline promuove attività di formazione, servizi di consulenza e percorsi di sensibilizzazione al fine di trasferire competenze e conoscenze, supportare i processi organizzativi e operativi, oltreché facilitare la creazione di reti tra gli attori (organizzazioni non profit, donatori, imprese for profit ed enti della Pubblica Amministrazione) che ricoprono un ruolo centrale nello sviluppo sostenibile delle nostra comunità trentina. Conosciamoli meglio!
Di Alessandro Graziadei
Grazie per la vostra disponibilità. Ci raccontate perché è nata ConfiniOnline e con quali obiettivi?
CO: ConfiniOnline nasce nel 2004 da un’intuizione condivisa: il Terzo Settore e la Pubblica Amministrazione non avevano bisogno solo di “buone intenzioni”, ma di strumenti tecnici d’eccellenza. Siamo nati per trasformare la passione in competenza, offrendo agli operatori del Terzo settore una bussola per orientarsi tra fiscalità, fundraising, progettazione e comunicazione. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di essere un catalizzatore di reti, facilitando il dialogo tra non profit, imprese e istituzioni per generare impatto sociale e uno sviluppo territoriale che sia, al contempo, professionale e umano.
Quali sono oggi i vostri principali ambiti di lavoro? Formazione, consulenza, ricerca di bandi e finanziamenti, ma anche informazione…
CO: Oggi ci muoviamo su un’offerta integrata che definirei “ecosistemica”. La formazione rimane il nostro cuore pulsante, ma non facciamo solo formazione: il nostro fine ultimo è facilitare la creazione di reti solide tra non profit, donatori, imprese ed enti pubblici, convinti che solo questa connessione possa realmente sviluppare le comunità in cui operiamo. La formazione è infatti affiancata da una consulenza strategica sartoriale per gli enti. Siamo un punto di riferimento per l’informazione specializzata (attraverso il nostro portale che viene aggiornato quotidianamente) e per il supporto nella ricerca di bandi e finanziamenti, un ambito diventato sempre più complesso e competitivo. Un’attenzione particolare, infatti, è rivolta alla sostenibilità economica degli enti. Per questo, abbiamo creato ConfiniOrienta, un nuovo portale dedicato esclusivamente al monitoraggio e alla ricerca di tutti bandi e opportunità di finanziamento nazionali e internazionali. Oltre a fornire la tecnologia per trovare i fondi, offriamo la consulenza necessaria per scriverli e vincerli, chiudendo così il cerchio tra il bisogno di risorse e l’effettiva capacità di intercettarle.
La vostra realtà si è sviluppata e sviluppa le sue proposte grazie ad un coordinamento scientifico. Di cosa si tratta?
CO: Il coordinamento scientifico è il nostro “garante della qualità”. Non ci limitiamo a erogare corsi, ma studiamo l’evoluzione del settore attraverso un board di esperti (accademici, giuristi, consulenti senior) che analizza i trend emergenti. Questo ci permette di anticipare i bisogni degli enti: non rispondiamo solo alle domande di oggi, ma prepariamo il Terzo Settore alle sfide di domani, garantendo che ogni nostro intervento sia basato su metodologie rigorose e dati aggiornati.
L’integrazione di strumenti avanzati e competenze specifiche è ormai un elemento trasformativo fondamentale nel settore non profit, non più un semplice optional per passare da una gestione basata esclusivamente sulla buona volontà a una gestione più strategica e sostenibile. Dal vostro osservatorio questa è una direzione compresa dalle realtà trentine?
CO: Il Trentino ha un tessuto sociale ricchissimo, storicamente basato sul volontariato puro. Dal nostro osservatorio, notiamo una consapevolezza crescente: la “buona volontà” è il motore, ma la “strategia” è il carburante. Molte realtà locali hanno capito che essere professionali non significa “diventare un’azienda”, ma onorare meglio la propria missione. C’è ancora qualche resistenza nelle realtà più piccole, ma la direzione è tracciata: la sostenibilità oggi passa inevitabilmente per la competenza.
Quali e quante fino ad oggi sono le realtà che hanno chiesto il vostro aiuto in Trentino e in che settore operano prevalentemente le realtà che più hanno investito con voi su nuove competenze e formazione?
CO: Negli anni abbiamo collaborato con diverse realtà trentine, dalle grandi cooperative sociali alle piccole associazioni culturali o di assistenza. I settori più attivi sono sicuramente il socio-assistenziale e il culturale, che hanno investito massicciamente nella formazione per gestire il ricambio generazionale e la digitalizzazione dei processi.
Come sono cambiate in questi 20’anni le realtà che a livello locale si occupano di Terzo Settore e quali sono gli ambiti formativi che più interessano?
CO: Vent’anni fa la richiesta era quasi esclusivamente tecnica (come fare un bilancio, come gestire i volontari). Oggi le realtà sono più strutturate e cercano formazione sulla progettazione europea, sulla misurazione dell’impatto sociale e sulla comunicazione digitale. Il cambiamento più grande? La consapevolezza che collaborare tra enti (fare rete) è l’unico modo per ottenere finanziamenti significativi e che non si può in alcun modo scappare dalle innovazioni digitali e tecnologiche che non sono sempre da considerarsi un male assoluto, bensì un’opportunità.
Ci sono aree di formazione da voi offerte che sono ad oggi meno richieste? Se sì, come mai secondo Voi?
CO: Paradossalmente, le aree legate alla pianificazione a lungo termine e alla governance interna sono a volte meno sollecitate rispetto alle urgenze operative (come i bandi). Spesso gli enti sono “travolti” dal fare quotidiano e faticano a fermarsi per riflettere sulla propria struttura organizzativa, considerandolo un lusso anziché un investimento necessario per non implodere. È proprio per questo che concentriamo spesso i nostri sforzi informativi su questi ambiti, per cercare di creare sempre maggiore consapevolezza della necessità di strutturare bene le proprie realtà.
Quando si pensa a percorsi formativi o consulenze per il Terzo Settore si immaginano ambiti soprattutto tecnico-operativi. È altrettanto attenzionata da chi si rivolge a voi la formazione sulle competenze relazionali che dovrebbero essere altrettanto cruciali?
CO: C’è un interesse crescente, ma ancora non proporzionale alla loro importanza. In un settore che vive di relazioni, le soft skills (gestione dei conflitti, leadership diffusa, empatia, la gestione delle risorse umane) sono le fondamenta. Chi si rivolge a noi per questi ambiti sta iniziando a capire che un team tecnicamente perfetto, ma relazionalmente fragile, non produce impatto sociale duraturo. Proprio a proposito di questo abbiamo da pochissimo strutturato un percorso formativo su “Abilitare: strategie e tecniche di gestione delle risorse umane”.
Secondo i più recenti dati Istat quasi una istituzione non profit su due investe nella formazione dei dipendenti, ma soltanto il 17% lo fa anche per i volontari. Cosa ne pensate?
CO: È un dato che ci preoccupa ma non ci sorprende. Spesso il volontario è visto come una risorsa “temporanea” o “gratuita” su cui non ha senso investire. È un errore strategico: il volontario è il primo ambasciatore dell’ente. Formare i volontari significa aumentare la qualità del servizio e, soprattutto, la loro motivazione. Un volontario formato si sente parte di un progetto, non solo un “tappa-buchi”. Per noi il volontariato è una delle principali risorse di cui un ente deve avere cura, al pari di tempo e sussistenza economica. È anche per questo che spesso la nostra formazione sul volontariato è proprio indirizzata sulla corretta gestione oltre che sul reclutamento efficace di questi.
Che risorsa può essere l’AI per il Terzo Settore e che competenze dovrà necessariamente mobilitare?
CO: L’AI non sostituirà mai il cuore del non profit, ovvero l’umanità, ma può liberare tempo prezioso. Può aiutare nell’analisi dei dati per il fundraising, nella stesura di report o nella personalizzazione della comunicazione. La competenza da mobilitare sarà il “pensiero critico”: dobbiamo imparare a governare l’algoritmo per evitare che standardizzi troppo il messaggio sociale, mantenendo l’AI come uno strumento al servizio dell’etica.
Della riforma del Terzo Settore si parla da molti anni, la legge delega risale al 2016, il codice è del 2017. Adesso è finalmente realtà. Cosa è successo dal 1 gennaio 2026 e qual è, a vostro avviso, l’elemento più innovativo e promettente della nuova legislazione del Terzo Settore?
CO: Con la piena operatività fiscale dal 1° gennaio 2026, si è chiuso un cerchio durato un decennio. L’elemento più promettente è senza dubbio la Co-programmazione e Co-progettazione tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore. Non siamo più solo “esecutori” di servizi per lo Stato, ma partner paritari. Questa è la vera rivoluzione: il passaggio da un modello di delega a un modello di amministrazione condivisa del bene comune.
Con la piena operatività fiscale dal 1° gennaio 2026, si è chiuso un cerchio durato un decennio. In termini più generali, l’elemento più promettente è senza dubbio rappresentata dalla Co-programmazione e dalla Co-progettazione tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore. Non siamo più solo “esecutori” di servizi per lo Stato, ma partner paritari. Questa è la vera rivoluzione: il passaggio da un modello di delega a un modello di amministrazione condivisa del bene comune.
Grazie mille del vostro tempo e del vostro lavoro. Dal nostro piccolo osservatorio, nei percorsi fatti con ConfiniOnline, abbiamo trovato sempre oltre che competenza e ottimi formatori, anche tanta cura verso i corsisti e le loro esigenze, tutte risorse fondamentali per le molte realtà che in Trentino investono e lavorano nel Terzo Settore.


