Si è chiusa il 12 aprile a Bressanone dopo 40 giorni la “Marcia dei bruchi” che ha coinvolto 58 scuole, circa 8.500 studenti, ma anche qualche migliaio di privati cittadini e membri di associazioni che tra Trentino e Alto Adige si sono messe in marcia al seguito di John Mpaliza. John, attivista per i diritti umani, conosciuto anche come“Peace Walking Man” da dodici anni organizza marce nazionali ed internazionali per creare occasioni di confronto sul tema dei diritti umani, della giustizia e della pace. Originario della Repubblica Democratica del Congo dal 2018 abita in Trentino e per inaugurare gli approfondimenti di Abitare la Terra 2030 abbiamo deciso di farci raccontare la sua ultima fatica! VIDEO INTRODUTTIVO
Intervista a cura di Alessandro Graziadei.
Com’è nata, quando e perché l’urgenza di diventare un “Peace walking man”?
Sono diventato attivista facendo lobbying e advocacy per la situazione drammatica che sta vivendo il mio Paese, la Repubblica Democratica del Congo, democratica si fa per dire, perché c’è un conflitto che va avanti dal 1996, di cui si parla pochissimo e che però ha già causato 10 milioni di vittime. Un Paese grande otto volte l’Italia, quattro volte la Francia e molto ricco, tanto che il conflitto nasce per accaparrarsi le sue risorse, come coltan, usato per i telefonini, e il cobalto, che serve ad esempio per la batteria delle macchine elettriche. Il Congo è un paradiso terrestre ma i congolesi vivono un inferno. Siamo ricchi da morire ma stiamo morendo a causa di questa ricchezza che, anziché essere una benedizione di Dio, è diventata una vera maledizione. E’ importante sensibilizzare l’opinione pubblica, cittadini e cittadine con maggiore attenzione ai giovani ma anche istituzioni quali il Vaticano, il Parlamento Italiano, le Nazioni Unite e il Parlamento Europeo. Le mie marce hanno contribuito ad accendere i riflettori anche sulla situazione in Siria e in Palestina. Una delle mie ultime iniziative è la “Marcia Restiamo Umani”, portata avanti nell’estate del 2019 con tappe in tutta Italia, toccando anche Lampedusa, Riace, Rosarno, Castel Volturno, e conclusasi 4 mesi in Piazza San Pietro, dove ho consegnato una lettera a Papa Francesco per chiedere il rispetto dei diritti umani, in quel periodo messi in pericolo dal clima xenofobo e razzista alimentato dalla politica italiana.
Qual è stato il messaggio che hai voluto portare quest’anno nelle scuole e tra le strade del Trentino – Alto Adige e perché hai deciso di coinvolgere soprattutto le scuole?
La Marcia dei bruchi è nata in una scuola di Bressanone all’inizio di aprile 2021, quindi molto tempo prima del conflitto in Ucraina. Gli obiettivi erano: sensibilizzare i giovani circa il costo umano ed ambientale della tecnologia e creare momenti di confronto sul tema dei diritti umani, della giustizia e della pace in tutto il mondo. Durante gli incontri e gli interventi degli alunni e degli studenti, sempre abbiano aperto una finestra sul conflitto in Ucraina, ma ricordando anche i tanti altri conflitti dimenticati. Ai giovani, nelle scuole, ho voluto sempre ricordare, come non smette di ripetere Papa Francesco, che siamo tutti nella stessa barca. Ci salviamo o affondiamo insieme. Ci conviene quindi remare insieme e nella stessa direzione.
Dopo tanti anni passati in cammino a stimolare riflessioni e incontri dentro e fuori la scuola, dando spazio e parola anche ai giovani come è cambiato, se è cambiato, secondo te il loro protagonismo?
I giovani sanno stupirci, quando stuzzicati nel modo giusto. In questo decennio di marce ed incontri nelle scuole, ho visto tanti giovani impegnarsi per sapere e far saper di più le informazioni che avevano ricevuto. Più volte, sono stato contattato da studenti, ormai universitari, che mi invitavano presso le loro facoltà per una conferenza oppure mi chiedevano informazioni per una tesi di ricerca. I giovani sono molto più sensibili rispetto agli adulti e credono davvero ancora nel cambiamento.
Camminando è molto più facile fare l’esperienza radicale dell’incontro: è più facile vedersi, conoscersi, riconoscersi e conoscere il mondo. E qual è l’effetto che ha sui ragazzi questa esperienza?
Purtroppo, l’attività fisica non viene incentivata nelle scuole. Non bisogna quindi dare per scontata la partecipazione dei giovani alle marce. Ma lavorando con costanza e fiducia, i risultati si vedono. Quando dico loro: “ho camminato 5 mesi da Reggio Emilia a Helsinki”, vedo lo stupore nei loro occhi. Ma subito dopo arrivano la curiosità, le domande e proposte come quella arrivata dalle scuole di Bressanone che hanno suggerito di organizzare una marcia che finalmente renda loro ed il loro territorio protagonisti. I giovani hanno solo bisogno di un piccolo aiuto. Il resto viene da sé!
Per lo scrittore e camminatore Paolo Rumiz “Viviamo in una società che giudica gli uomini dalla cilindrata della loro automobile. Chi cammina compie un atto eversivo”. Ti senti in qualche modo “eversivo”?
Non ho ancora avuto il piacere di conoscere Paolo Rumiz ma condivido appieno questo suo pensiero. Mi sento “eversivo” ma nell’ordine. Per quanto mi riguarda, cerco un equilibrio tra le cose, tra le azioni ed i messaggi da proporre. Quando si ha a che fare con i giovani, bisogna superare sé stessi, se possibile anche i limiti, ma mantenendo l’equilibrio. Altrimenti li perdi tutti. E a proposito di cilindrata delle macchine, si chiedessero che cosa c’è dietro a queste macchine, sempre più tecnologiche! Si chiedessero chi realmente paga quelle macchine (costi umani ed ambientali).
In questo mondo iperconnesso e sedentario, dove si ha l’impressione di conoscere tutto e tutti semplicemente stando on line, qual è il valore aggiunto di chi come te decide di sporcarsi le scarpe e attraversarlo a piedi?
Non considero mai le mie scarpe sporche! Da quel fango scaturiscono cose molto belle. Andando a piedi ci si stanca davvero tanto. Qualche volta si rischia anche la vita ma sicuramente si incontrano tantissime persone, ognuna con la propria storia, un consiglio da dare. Tutto diventa ancora più bello quando queste persone decidono di fare due passi con te. Allora quello “sporco” e quella stanchezza si trasformano in qualcosa di molto prezioso e si creano connessioni vere con persone vere, con i territori veri e conoscenza vera degli stessi. A piedi, si può partire da soli ma, voltandoti all’arrivo, scoprire di non essere una moltitudine. E poi camminare fa bene alla salute!
Un un’ultima curiosità, perché hai deciso di chiamare “La marcia dei bruchi” questa tua iniziativa?
Il nome è stato scelto da un bambino, Giacomo, di nove anni della Valle Camonica, nel bresciano. Stavo raccontando a un gruppo di ragazzi che volevo organizzare una marcia particolare, rivolta ai giovani e alle scuole, per responsabilizzarli su diritti umani, pace e giustizia e per spingerli a cambiare le cose attraverso azioni concrete”, racconta John Mpaliza. “A un certo punto, mentre parlavo, questo Giacomo si è alzato e mi ha detto: ‘Perché non la chiami Marcia dei Bruchi?’. Quest’affermazione mi ha spiazzato. Poi però lui ha proseguito: ‘Stai parlando di cose belle, di trasformazioni e di metamorfosi, perché stai dicendo che noi giovani dobbiamo cambiare il mondo. E i bruchi sono così: camminano lentamente per poi trasformarsi in qualcosa di bello’”. In quel momento si è deciso che il nome della marcia sarebbe stato proprio questo: la Marcia dei Bruchi.
Grazie John e buoni passi. I prossimi a cosa saranno dedicati?
Dal 20 al 24 aprile sarò a Bruxelles per la “Marche d’Ishango”, da Bruxelles a Namur, una camminata in solitaria, con Ange Nawasadio, un artista congolese residente in Belgio. Insieme cammineremo e organizzeremo conferenze presso musei e università per promuovere la cultura africana ed in particolare quella congolese. Parleremo soprattutto dell’Osso d’Ishango, manufatto scoperto negli anni 50 a Ishango all’est della Repubblica Democratica del Congo, portato in Belgio, studiato, datato 20.000 aC e oggi considerato il simbolo della scienza per la città di Bruxelles. Tutte le ricerche fatte portano a pensare che l’Osso di Ishango sia la testimonianza più antica dell’utilizzo della matematica da parte dell’uomo. Dopo mi dedicherò a conferenze in giro per l’Italia. In autunno organizzeremo un evento di restituzione per raccontare la Marcia dei bruchi e piano piano riprenderò con gli incontri nelle scuole. La Marcia dei bruchi, su richiesta, si trasferirà in Puglia nella primavera del 2023.


