Secondo l’UNICEF, ogni giorno, circa un miliardo di bambini varca le soglie di un istituto scolastico. Si tratta del numero più alto della storia.
Ciò nonostante, in giro per il mondo, si registrano ancora tanti dati sconfortanti: 600 milioni di bambini non dispongono del supporto necessario per raggiungere i livelli minimi di competenza in lettura e matematica. Sono 64 milioni, invece, quelli che non hanno ancora accesso all’istruzione primaria; 33 milioni a quella prescolare; 122 milioni le bambine e le ragazze escluse in toto dal sistema scolastico.
Ci sono varie ragioni alla base di questi numeri. I bambini che vivono in condizioni di fragilità, di instabilità politica o in situazioni caratterizzate da fenomeni meteorologici estremi hanno maggiori probabilità di rimanere esclusi dalla scuola.
L’assenza di un contesto familiare sicuro o la necessità di supportare economicamente la famiglia, poi, contribuiscono in maniera determinante all’abbandono precoce degli studi.
Infine, l’assenza di insegnanti formati, di infrastrutture e di materiali didattici adeguati rendono difficile l’apprendimento per molti studenti, che spesso sono costretti a seguire le lezioni in strutture precarie o direttamente all’aria aperta, senza alcuna protezione dagli agenti esterni.
Cosa succede nei contesti di guerra
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e l’Agenda 2030 riconoscono il diritto dei bambini all’istruzione. Tuttavia, questo è tra i primi ad essere violati quando scoppia un conflitto armato.
A tal proposito, ecco alcuni dati:
- Nel mondo, ci sono oltre 33 milioni di bambini, che vivono in aree di conflitto e che non possono andare a scuola (Equal Times)
- I bambini nei Paesi colpiti da situazioni di guerra hanno il 30% in meno di probabilità di completare la scuola primaria rispetto ai loro coetanei che vivono in un contesto di Pace (Concern Worldwide)
- Gli attacchi alle scuole nei contesti di conflitto stanno diventando un fenomeno allarmante. Tra il 2020 e il 2021, sono stati segnalati oltre 5.000 attacchi e 9.000 morti e feriti tra studenti e personale scolastico (Global Coalition to protect Education from Attack)
- Meno del 3% degli aiuti umanitari globali sono destinati all’educazione (UNHCR)
Le scuole ricoprono un ruolo strategico nelle situazioni di conflitto perché possono rispondere a diverse necessità. Durante gli scontri, gli edifici scolastici possono essere usati come sedi, depositi o rifugi, ma possono diventare anche un obiettivo da colpire, per spaventare la popolazione e inibirne l’azione.
In Ucraina, a un anno dallo scoppio della guerra, si contavano più di 3.000 edifici scolastici danneggiati dai bombardamenti. Di questi, 420 sono andati completamente distrutti.
Secondo il Guardian, invece, a Gaza, prima del 7 ottobre, si contavano circa 625.000 bambini e ragazzi in età scolastica. Ad oggi, nessuno di loro ha la possibilità di frequentare la scuola.
Nei contesti di guerra, poi, i ragazzi più grandi rischiano di essere impiegati per svolgere mansioni non adatte al loro ruolo, oppure di essere inseriti nelle liste di coscrizione.
In Siria, per esempio, molti ragazzi si sono ritrovati a vendere carburante o a raccogliere materiali di scarto, esponendosi pericolosamente alle mine e ai dispositivi inesplosi. Durante la guerra civile in Sierra Leone (1991-2002), invece, si stima che siano stati impiegati circa 14.000 bambini soldato.
Come dichiarato ad Equal Times da Delphine Dorsi, direttrice di The Right to Education Initiative: “Bloccare l’apprendimento dei bambini che vivono in contesti di guerra rischia di avere un impatto molto negativo sulle loro vite, limitandone le opportunità future, le capacità di apprendere e svilupparsi, di poter trovare un posto nella società”.
E ancora “Le sfide che deve affrontare il mondo dell’educazione sono molte, ma non impossibili. Per impedire alle guerre di distruggere il futuro di intere generazioni in giro per il mondo, i governi devono ratificare, implementare e supportare la “Safe School Declaration”, per proteggere studenti e personale scolastico dagli effetti più terribili dei conflitti”.
(La Safe School Declaration è un trattato intergovernativo, firmato da oltre 118 Stati, che sottolinea la necessità di difendere l’incolumità degli studenti, degli insegnanti e degli edifici durante i periodi di conflitto armato; l’urgenza di continuare ad offrire la possibilità di imparare; l’esigenza di attuare misure concrete per scoraggiare l’uso della forza nelle scuole nda.)
di Marzio Fait


