Nel 2008, partendo dal desiderio di dare un contributo nella promozione dell’incontro tra culture e la convivenza multietnica in Trentino, è nata l’Associazione Culturale Donne Albanesi in Trentino -TEUTA. Questa associazione di promozione sociale, apolitica e areligiosa, costituita da donne albanesi emigrate è stata capace negli anni di mettere al centro della sua attività una visione lungimirante del futuro sviluppo multiculturale della comunità trentina impegnandosi attivamente in alcuni degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030; come il 5° sulla parità di genere, l’8° sul lavoro dignitoso e la crescita economica, il 10° teso a ridurre le disuguaglianze o il 16° che prevede tra le altre cose la promozione di società pacifiche e più inclusive. Ne abbiamo parlato con la sua presidente Leonora Zelfi.
Di Alessandro Graziadei
Grazie mille della vostra disponibilità. Ci racconti come e perché è nata TEUTA?
LZ: Le persone migrano per migliorare la propria vita, per conoscere altri Paesi o per molte altre ragioni. Il percorso migratorio, però, le pone spesso di fronte a difficoltà impreviste, che incidono profondamente sulla loro esistenza. Queste difficoltà rendono necessario trovare punti di riferimento e strumenti di sostegno per raggiungere gli obiettivi che hanno motivato la scelta di partire. Per questo motivo il 16 aprile 2008 abbiamo fondato l’associazione TEUTA. In quegli anni la comunità albanese era spesso guardata con diffidenza: molte famiglie si trovavano senza casa, molte persone avevano perso il lavoro e il rifiuto sociale nei confronti degli albanesi era ancora molto forte. TEUTA nasce come uno strumento di mediazione interculturale sul territorio della Provincia autonoma di Trento. Vuole essere un punto di riferimento per le donne albanesi e, più in generale, per tutte le donne in situazione di vulnerabilità, affinché possano trovare risposte ai problemi della vita quotidiana. L’associazione oggi è uno spazio dove coltivare la solidarietà, confrontarsi, condividere esperienze e riflettere insieme sulle diverse situazioni. È anche una guida per accompagnare la comunità albanese nei percorsi di integrazione attraverso progetti dedicati alle pari opportunità, all’intercultura e alle attività del nostro centro. TEUTA vuole inoltre essere un ponte tra Albania e Italia, tra due culture che dialogano attraverso progetti di cooperazione internazionale, iniziative di solidarietà e attività di sostegno rivolte alle comunità del Trentino e dell’Albania.
Quali sono i valori e gli obiettivi che hanno ispirato e tutt’ora ispirano la vostra associazione e le vostre attività?
LZ: I valori ai quali ci ispiriamo sono quelli della responsabilità, della correttezza, dell’equità, dell’onestà, dell’uguaglianza, della tutela della persona e dell’ambiente, della trasparenza, dell’imparzialità e della riservatezza. Sono principi che guidano ogni nostra attività e che consideriamo indispensabili per realizzare la nostra missione. Da sempre crediamo che «solo conoscendo a fondo la propria cultura si sia davvero in grado di apprezzare e rispettare quella degli altri». È questa convinzione che orienta il nostro lavoro quotidiano e il nostro impegno nel favorire l’integrazione, il dialogo e la fratellanza tra la comunità albanese e tutte le altre comunità presenti in Trentino, compresa quella autoctona. La letteratura è un buon elemento di scambio di culture, per questo abbiamo lavorato anche con la biblioteca comunale per inserire libri in lingua albanese, per bambini e adulti. In concreto, ci impegniamo a promuovere questi valori attraverso il volontariato, lavorando con responsabilità, serietà e rispetto delle persone.
Due aspetti emergono da molte vostre iniziative: la centralità delle donne migranti (ne riparleremo tra alcune domande) e l’incontro tra culture. Su questo aspetto hai nominato nella precedente risposta una bella frase che riportate anche sul vostro sito: “Solo conoscendo a fondo la propria cultura si è in grado di apprezzare e rispettare gli altri”.
LZ: Questa frase racchiude la nostra missione. Fin dall’inizio abbiamo lavorato per costruire comunità, nella convinzione che solo la conoscenza della propria identità culturale, unita al rispetto e alla curiosità verso quella degli altri, possa generare una società fondata sulla pace, sul dialogo e sulla fratellanza. Il nostro impegno per l’integrazione e l’interazione tra culture, portato avanti con costanza negli anni, è pienamente in sintonia anche con l’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che promuove società pacifiche, giuste e inclusive come condizione per uno sviluppo sostenibile.
Ci raccontate alcuni dei vostri progetti, che ricordiamo sono molti e spaziano dai laboratori ai convegni, dai corsi di lingua italiana e sartoria per donne a quelli di primo soccorso per famiglie, ma hanno interessato anche percorsi di mediazione culturale tra il Trentino e l’Albania e la cooperazione internazionale con la realizzazione della nuova rete fognaria di Scutari nel nord dell’Albania…
LZ: Le attività dell’associazione sono davvero numerose e interessano ambiti diversi. È difficile sceglierne alcune, ma posso ricordare alcuni esempi significativi. Durante la pandemia abbiamo inviato tre camion di aiuti alla Caritas di Rrëshen, contenenti attrezzature sanitarie e materiale scolastico. I corsi di lingua italiana per adulti e quelli di lingua albanese per i bambini di origine albanese sono invece diventati attività permanenti della nostra associazione. Un altro aspetto molto importante riguarda il lavoro di mediazione tra il Trentino e l’Albania. Dal 2008 al 2018 abbiamo invitato gli ambasciatori albanesi in Italia – Llesh Kola, Neritan Ceka e Anila Bitri – affinché potessero conoscere da vicino la realtà della comunità albanese in Trentino e incontrare le autorità locali. Tra il 2014 e il 2015 abbiamo inoltre svolto un’importante attività di mediazione tra la Fondazione Opera Campana dei Caduti e l’Ambasciata del Kosovo per consentire l’innalzamento della bandiera del Kosovo sul Colle di Miravalle, nell’ambito del Memorandum di Pace. In quell’occasione venne anche piantata una quercia, simbolo delle profonde radici culturali del popolo albanese e della sua volontà di pace. Un altro lungo percorso di mediazione, durato dal 2018 al 2022, ha portato alla collocazione della stele dedicata all’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg nel Parco Massimiliano I d’Asburgo. Continuiamo ancora oggi a collaborare nella cura del parco e, per questo impegno civico, nel 2023 abbiamo ricevuto il Diploma della Cittadinanza Attiva.
La vostra associazione non si occupa solo di cultura albanese e italiana. Organizzate spesso incontri che sono vere “Gemme di culture e storie di popoli” coinvolgendo molte altre associazioni e molte altre nuove cittadinanze. Ci raccontate in cosa consistono queste incontri?
LZ: La cura del Parco Massimiliano I d’Asburgo non si limita alla manutenzione dello spazio verde. Ogni anno organizziamo un evento che coinvolge associazioni di cittadini di origine straniera e realtà del territorio. Il titolo cambia di volta in volta, per rispecchiare i temi e le esigenze della società contemporanea, ma l’obiettivo rimane sempre lo stesso: favorire l’incontro tra persone, culture e comunità. Questa esperienza affonda le sue radici nei primi mesi di vita dell’associazione. A un solo mese dalla nostra costituzione partecipammo alla Festa dei Popoli in Piazza Fiera e, da allora, siamo stati presenti a ogni edizione fino al 2019. In oltre dieci anni di collaborazione si sono create relazioni profonde tra le associazioni. Quando la pandemia ha impedito lo svolgimento della Festa dei Popoli, nel 2020 abbiamo deciso di non interrompere quel percorso e di dare vita a un’iniziativa più piccola, ma capace di mantenere vivo lo spirito dell’incontro. Negli anni la partecipazione è cresciuta costantemente e negli ultimi tre anni anche altre realtà del territorio hanno iniziato a organizzare attività nel parco. Un esempio è l’Alleanza EDU, che vi propone iniziative da due anni. Tutto questo ha contribuito a restituire il parco al quartiere, rendendolo uno spazio sempre più vissuto e condiviso dai cittadini.
La vostra associazione, in nome dell’incontro tra culture, ha iniziato ad organizzarsi in Trentino anche attraverso la collaborazione con diversi enti pubblici e privati locali. Quali sono queste realtà e quali i risultati di queste collaborazioni?
LZ: Le attività dedicate all’incontro tra culture hanno trovato una forma strutturata nel 2018 con il progetto “Intarsi culturali in Trentino”. In quell’occasione associazioni provenienti da quattro continenti, insieme a un’associazione trentina, hanno realizzato una mostra fotografica accompagnata da un catalogo dedicato ai rispettivi Paesi d’origine. I territori rappresentati erano il Trentino, l’Albania, il Cile, la Macedonia del Nord, la Moldova, la Nigeria, il Perù, il Senegal e l’Ucraina. La mostra, allestita per un mese presso la Fondazione Caritro, ha riscosso un grande successo. Molti visitatori ci chiedevano di proseguire il progetto coinvolgendo altri Paesi. Così, nel 2020, nonostante la pandemia, siamo riusciti a realizzare “Intarsi culturali in Trentino 2.0”. Grazie alla collaborazione con il Collegio Arcivescovile, nel mese di giugno abbiamo potuto inaugurare una nuova mostra, organizzata nel rispetto delle norme sanitarie. Questa seconda edizione ha dato particolare rilievo ai siti riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. I Paesi rappresentati erano Bangladesh, Bolivia, Colombia, Etiopia, Kosovo, Polonia, Romania e il Trentino. Nel 2023 il progetto è proseguito con una terza edizione, realizzata attraverso quattro documentari dedicati ad Albania, Marocco, Messico e Tunisia. Tutto questo è stato possibile grazie al sostegno della Fondazione Cassa Rurale di Trento, dell’Assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento e della Circoscrizione Centro Storico-Piedicastello. A questi enti va il nostro sincero ringraziamento. Un’associazione può contare sulle idee, sulle relazioni e sull’impegno dei volontari, ma senza il sostegno delle istituzioni molti progetti rimarrebbero soltanto sogni.
TEUTA ha all’attivo collaborazioni anche con il Centro Italiano Femminile e la Commissione provinciale per le Pari Opportunità tra donna e uomo. Al centro della vostra associazione e delle vostre attività c’è spesso la donna migrante che non solo può essere aiutata e supportata, ma è essa stessa risorsa e soggetto attivo nella società. La sua emancipazione, le sue competenze, la sua storia di migrazione, la sua capacità di essere custode di culture e tradizioni e nel contempo ponte tra culture differenti possiamo dire siano il canale preferenziale delle attività di TEUTA?
LZ: L’associazione è nata con un motto molto semplice: “TEUTA: perché, per e con le donne”. Furono infatti alcune donne a fondare l’associazione pensando alle donne, perché sono il pilastro della famiglia e, di conseguenza, della società. Le donne immigrate affrontano con grande dignità il peso del percorso di integrazione, che coinvolge non solo loro stesse, ma anche le loro famiglie. Molto spesso devono affrontare questo cammino da sole, con difficoltà linguistiche, economiche e culturali. TEUTA è nata per offrire loro un punto di riferimento: un luogo dove trovare risposte ai problemi della vita quotidiana, condividere esperienze, costruire relazioni di solidarietà e orientarsi nei percorsi di integrazione. Negli anni questi obiettivi si sono tradotti in numerose attività. Un passaggio importante è avvenuto nel 2011, quando l’associazione ha aperto le proprie porte a tutte le donne, indipendentemente dalla nazionalità. Da quel momento non ci siamo più rivolte esclusivamente alla comunità albanese, ma a tutte coloro che avevano bisogno di sostegno. Per questo impegno sociale abbiamo ricevuto anche lo Stemma della Regione, un riconoscimento che ci ha reso particolarmente orgogliose. Tra le attività più significative vi sono i corsi di lingua italiana, i percorsi di formazione professionale per assistenti familiari e i laboratori di sartoria.
Anche la collaborazione con il Centro Italiano Femminile rappresenta per noi una preziosa occasione di confronto e di crescita reciproca nel campo del volontariato femminile. La mia esperienza nella Commissione provinciale per le Pari Opportunità, svolta nell’arco di due legislature, mi ha inoltre permesso di conoscere da vicino le diverse realtà della migrazione femminile e di contribuire a dare maggiore visibilità ai problemi che vivono le donne straniere. Tra i risultati di questo percorso vi è anche la pubblicazione dedicata alla violenza economica sulle donne, realizzata nel 2024. Nel 2023, in collaborazione con la Commissione, il Comune di Trento e l’Ambasciata d’Albania, abbiamo inoltre inaugurato la panchina rossa in piazza Cantore come simbolo dell’impegno contro la violenza sulle donne. Accanto alle iniziative pubbliche esiste però anche un lavoro quotidiano, silenzioso e spesso invisibile, fatto di ascolto, accompagnamento e sostegno personale. È un impegno che richiede tempo, discrezione e grande dedizione, ma che rappresenta forse la parte più importante della nostra attività.
Dal vostro osservatorio come sta cambiando il ruolo sociale e pubblico della donna migrante in Trentino e come stanno affrontando questi cambiamenti le seconde generazioni?
LZ: Non è una domanda semplice, perché la realtà è molto complessa . Tuttavia ci sono alcuni segnali che meritano una riflessione. Il volontariato è cambiato profondamente dopo la pandemia. Le persone sembrano più distanti e anche gli enti sono spesso meno disponibili a sostenere le associazioni. Noi continuiamo con determinazione, perché apparteniamo alla generazione che ha fondato TEUTA e sentiamo la responsabilità di portarne avanti la missione. Tuttavia, il ricambio generazionale rappresenta una delle nostre maggiori sfide. Abbiamo dedicato molti anni ad aiutare concretamente chi si trovava in difficoltà e questo impegno è stato riconosciuto. Oggi, però, è più difficile essere percepiti anche come un punto di riferimento culturale, interculturale e aggregativo, capace di promuovere arte, socialità e partecipazione. Per quanto riguarda le seconde generazioni, abbiamo l’impressione che sentano meno il bisogno di associarsi. Sono giovani pienamente inseriti nella società italiana e spesso ritengono che un’associazione serva solo a chi ha bisogno di aiuto. È una visione comprensibile, ma riduttiva, perché un’associazione è anche un luogo di crescita, di partecipazione civica e di costruzione della comunità.
L’essere una donna migrante albanese oggi in Trentino immagino sia diverso rispetto all’agosto 1991, quando la nave mercantile Vlora arrivò a Bari con 20.000 persone in fuga da Durazzo.
LZ: Sì, il cambiamento è stato enorme. Oggi gran parte della popolazione albanese parla italiano e la possibilità di viaggiare liberamente tra Albania e Italia ha trasformato profondamente i rapporti tra i due Paesi. Anche la conoscenza reciproca è cresciuta e questo ha contribuito a modificare lo sguardo della società italiana nei confronti degli albanesi. Quando abbiamo fondato TEUTA, nel 2008, operavamo in un clima ancora segnato da diffidenza e pregiudizi. Molte persone facevano fatica a trovare una casa o un lavoro semplicemente perché erano albanesi. Oggi la situazione è molto diversa: la comunità albanese è parte integrante del tessuto sociale trentino e contribuisce attivamente alla vita del territorio. Va anche detto che le donne albanesi hanno sempre goduto di una buona reputazione in Trentino. Sono state spesso apprezzate per la loro serietà, la loro capacità di lavorare e il forte senso di responsabilità nei confronti della famiglia e della comunità.
Il complesso ma riuscito percorso di incontro e confronto culturale della comunità femminile albanese (che avete raccontato anche in alcune pubblicazioni) può essere di ispirazione anche per altre donne di diverse nazionalità?
LZ: Credo di sì. Le esperienze positive vanno condivise, perché possono diventare fonte di ispirazione per altri. Naturalmente ogni realtà è diversa e la società cambia molto rapidamente. Non esistono modelli da copiare, ma esempi da cui imparare. Per questo abbiamo sempre cercato di documentare il nostro lavoro. Ogni progetto realizzato ha lasciato una traccia concreta: mostre, documentari, pubblicazioni, raccolte di testimonianze, ricerche statistiche, costumi tradizionali e materiali culturali. Oggi l’associazione custodisce un patrimonio importante, non solo sulla cultura albanese, ma anche su quella di molti altri Paesi. Nel tempo diverse associazioni hanno scelto di affidare a TEUTA il proprio materiale culturale, perché spesso non disponevano di una sede dove conservarlo. Questo ci rende particolarmente orgogliosi, perché significa essere diventati anche un luogo di memoria condivisa.
Spero di essere riuscita a raccontare, almeno in parte, il lavoro che centinaia di persone hanno svolto con passione in tutti questi anni. Molti volontari hanno riposto fiducia in me, affidandomi il compito di rappresentare il loro impegno. Ho cercato di fare tutto ciò che era nelle mie possibilità, mettendoci sempre il cuore. Se avessi potuto fare di più, non lo so. Quello che so è che continuerò a impegnarmi finché ne avrò la forza, cercando di essere all’altezza della fiducia che tante persone hanno riposto in me.
Grazie mille del tuo tempo e del tuo prezioso impegno Leonora e grazie a tutte le volontarie dell’associazione TEUTA. Come donne e come cittadine, in nome dell’incontro tra culture, siete state in grado negli anni di costruire ponti che vanno ben oltre le comunità albanese e trentina, e oggi il vostro attivismo abbraccia le tante nuove e vecchie cittadinanze che compongono la nostra comunità trentina.


