Ormai è cosa nota. Il Trentino è costellato da una miriade di associazioni, che investono il proprio tempo per ravvivare il tessuto socio-culturale del territorio e che si spendono per promuovere i valori del volontariato.
Quando possiamo, cerchiamo di raccontare le loro storie, i loro valori, le persone che ne animano l’operato.
Oggi vi presentiamo “C’è Campo”, un’associazione di Trento che organizza settimane di volontariato in Romania per studenti delle scuole superiori e dell’università.
Ma le attività di “C’è Campo” non si fermano qui: l’associazione, a giugno, ha in programma un evento per raccogliere fondi a favore del Libano, che al momento è colpito da una grave crisi economica.
Ne parliamo con Francesco Pellegrini, Presidente dell’associazione.
di Marzio Fait
Francesco, partiamo dalle basi. Cosa fa “C’è Campo e com’è nata la vostra associazione?
“C’è Campo” esiste da diversi anni, ma abbiamo cominciato ad assumere la struttura attuale a partire dal 2016, quando sono entrate in gioco forze nuove.
Siamo un gruppo di giovani che ha fatto volontariato per lunghi periodi in Romania e Colombia.
Quando siamo tornati, ci siamo chiesti come potevamo portare avanti quella che per noi è diventata una missione.
E in cosa consiste esattamente questa missione?
Vogliamo condividere con altri giovani le esperienze che abbiamo fatto nel volontariato, mettendo il nostro tempo e le nostre competenze al servizio della comunità. Sono esperienze, quelle che abbiamo vissuto, che ci hanno cambiato nel profondo: ci hanno insegnato molto e ci hanno fatto crescere, dandoci una visione del mondo molto più ampia.
Per questo motivo, abbiamo cominciato ad organizzare delle esperienze estive di volontariato – destinate a studenti delle superiori e dell’università – in posti che conosciamo bene, come Romania e Colombia, dove collaboriamo con strutture religiose e laiche.
Questi periodi all’estero, solitamente della durata di una o due settimane, sono preceduti da un percorso di avvicinamento e formazione, che cerchiamo di rendere coinvolgente e interattivo attraverso giochi, discussioni, testimonianze di altri studenti e improvvisazioni teatrali. Un modo per aiutare i giovani a capire il valore del volontariato e l’importanza di donarsi agli altri, ma soprattutto per prepararsi a quello che troveranno all’estero, una realtà molto diversa rispetto a quella a cui siamo abituati.

Alcuni volontari lavorano nei campi (Fonte: Profilo Facebook di “C’è Campo”)
Che bel progetto! E poi? Di cos’altro vi occupate?
Negli ultimi anni abbiamo ampliato le nostre attività, sia all’estero che a livello locale. Nel 2023, ad esempio, abbiamo partecipato alla quinta carovana della pace “StopTheWarNow”. Durante il viaggio, abbiamo portato beni di prima necessità alla popolazione ucraina, ma abbiamo dato il via anche a una solida rete di relazioni e amicizie.
Successivamente, abbiamo scoperto che la Provincia di Trento gestiva un fondo per progetti in situazioni d’emergenza. In collaborazione con l’associazione Papa Giovanni XXIII di Rimini, abbiamo proposto un progetto per costruire un punto di raccolta d’acqua potabile a Mykolaiv e per distribuire beni di prima necessità a Kherson. Il punto di raccolta è quasi completo, e gli aiuti alla popolazione di Kherson continuano, anche se la guerra, purtroppo, non si è ancora fermata.
Qui in Trentino, invece abbiamo creato “Coromania”, grazie al quale un gruppo di giovani canta a matrimoni e battesimi per raccogliere fondi per i nostri progetti in Romania e Colombia. Un’iniziativa che ci aiuta a rimanere connessi durante tutto l’anno e a sostenere le nostre attività.
Ma non solo, a giugno organizzeremo anche un evento per sostenere la popolazione del Libano.
Vuoi parlarcene?
Si chiama “C’è festa in campo”, si terrà l’8 giugno e verrà ospitato nella piazza di Piedicastello, a Trento.
Si tratta di un evento per raccogliere fondi a favore di un progetto che sta prendendo piede in Libano. Là c’è Claudette, una donna che coordina un gruppo di volontari che aiutano più di 30 famiglie in gravi difficoltà economica.
Devi sapere che il Libano è colpito da una grave crisi: è iniziata con il collasso finanziario del governo nel 2020, ma la situazione è peggiorata dopo l’esplosione del porto di Beirut e la pandemia di Covid-19. Tutto questo ha creato una crisi strutturale molto seria: tante famiglie non hanno accesso ai beni di prima necessità, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e a una casa dignitosa. Con questo evento vogliamo sensibilizzare la popolazione e raccogliere fondi per sostenere l’operato di Claudette.
Per farlo, abbiamo in previsione un bel programma, con molte attività per tutti i gusti e tutte le età. Già dalla mattinata ci sarà un torneo di pallavolo, ma anche dei momenti dedicati alle famiglie e ai bambini.
Inoltre, abbiamo previsto degli spazi di dialogo e incontro tra associazioni che lavorano nella cooperazione internazionale e nella promozione della pace. Un modo per contribuire a creare una rete solida di collaborazione e sinergie.
La serata, infine, prevede un incontro con “Medici Senza Frontiere”, e la testimonianza di Claudette, che ci racconterà la sua esperienza in Libano.
Non mancheranno musica e buon cibo.
Quali altri progetti avete in programma per il futuro?

Alcuni momenti di lavoro durante i progetti estivi del 2023 (Fonte: Profilo Facebook di “C’è Campo”)
Prima dell’evento a Piedicastello, a metà maggio, avremo un weekend di preparazione in vista delle nostre esperienze estive in Romania. È un momento importante per iniziare a conoscersi e per cominciare a entrare con il cuore e con la testa nell’esperienza.
Dopo questo percorso di formazione, due gruppi di volontari, formati rispettivamente da studenti delle superiori e dell’università, partiranno per la Romania. Lì parteciperanno a varie attività, tra cui il GREST e vari lavori sul campo.
In futuro, vogliamo continuare a offrire percorsi di formazione, non solo d’estate. Di recente, per esempio, abbiamo organizzato due incontri per discutere le encicliche “Laudato Sii” e “Fratelli Tutti” di Papa Francesco, che affrontano questioni sociali e ambientali molto rilevanti per la contemporaneità. Ci piacerebbe molto continuare su questa linea.
Prima di chiudere un’ultima domanda. Siamo entrati nell’anno di Trento Capitale Europea del Volontariato: che cosa significa per te fare volontariato?
Il volontariato può sembrare una cosa normale, quasi scontata per un territorio attivo come il Trentino. In realtà, non lo è affatto.
Per me è qualcosa di vitale, quasi come respirare. Non è un dovere morale, ma un modo per esprimere la propria umanità nella maniera più autentica. Quando doniamo senza aspettarci nulla in cambio, ci colleghiamo veramente con gli altri e con noi stessi, allontanandoci dalla strada dell’egoismo che il mondo ci spinge a percorrere ogni giorno.
Negli ultimi anni, ho notato che i giovani sono un po’ più restii a fare volontariato rispetto a una volta. Forse perché il mondo è più complicato, con tante incertezze e pressioni. Però è fondamentale lavorare con loro, incoraggiarli al dono gratuito di sè, perché il volontariato è una delle esperienze più ricche e gratificanti che possano fare.
Crescendo diventa più difficile trovare tempo da dedicare agli altri, tra lavoro, famiglia e altri impegni: è importante abituarsi fin da giovani in modo che gli adulti di domani sappiano riconoscere l’importanza di uno stile di vita rivolto all’altro.
Il tempo è la cosa più preziosa che ognuno di noi possiede, ognuno ne è padrone. Riconoscere la bellezza della gratuità e il valore del proprio tempo è il modo più efficace per creare cambiamento, combattere l’indifferenza e costruire un mondo di pace partendo prima di tutto dalla propria quotidianità e dalle piccole relazioni in cui ognuno di noi è chiamato a vivere.
Essere promotori di piccoli gesti di pace è la strada per costruire una pace più grande, anche mondiale.


