Più di tre miliardi di persone, nel mondo, sono colpite direttamente dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Uomini, donne, bambini: comunità intere travolte da carestie, siccità, alluvioni, ondate di calore.
Ciò nonostante, molti dei Paesi colpiti più violentemente dai fenomeni meteorologici estremi sono quelli che negli anni hanno contribuito meno a inquinare il Pianeta: basti pensare a Tuvalu, piccolo Stato insulare dell’Oceano Pacifico, dove l’innalzamento del mare rischia di ingoiare i territori che lo compongono; o agli Stati del Sahel, in Africa, dove i cambiamenti climatici contribuiscono a inasprire gravemente le tensioni interne; o ancora al Bangladesh, frequentemente colpito da alluvioni e ondate di calore.
Ma questo non è l’unico aspetto da considerare: ci sono persone, nel mondo, spesso proprio all’interno degli Stati più vulnerabili, che subiscono più di altre le conseguenze dei fenomeni meteorologici estremi. Paesi dove la crisi climatica diventa fonte di tensione sociale, economica, politica; ma soprattutto, di disuguaglianza.
Un gruppo di giovani in servizio civile presso alcuni enti del Trentino ha deciso di approfondire queste tematiche attraverso il progetto “climAlterati”, una mostra dedicata ai cambiamenti climatici, alla giustizia sociale e all’intersezionalità, che verrà inaugurata ufficialmente il 21 giugno 2024, alle 18.00, presso lo Smart Lab di Rovereto.
Ne parliamo con Giada Ramirez, giovane in servizio civile presso il Forum trentino per la pace e i diritti umani.
Scopriremo che il cambiamento climatico è qualcosa che ci riguarda molto da vicino.
di Marzio Fait
Giada. Vuoi parlarci di “ClimAlterati”? Com’è nato questo progetto?
ClimAlterati nasce sulla scia di alcuni progetti lanciati negli anni precedenti dai giovani in servizio civile presso alcuni enti del territorio. Ogni anno gli “SCUP” di queste organizzazioni si ritrovano per dare vita a nuove relazioni e provare a sviluppare un tema di interesse comune attraverso strumenti di sensibilizzazione diversi tra loro.
Le edizioni passate, per esempio, hanno portato alla realizzazione di “Coglila”, una campagna di sensibilizzazione sulla cooperazione internazionale; “Vivila in 3D”, un blog sulle tre dimensioni della sostenibilità; e “MAP”, un podcast sulle minacce alla pace.
Quest’anno, a settembre, ci siamo riuniti con alcuni giovani in servizio civile per valutare come proseguire il lavoro fatto dai nostri “colleghi”: tra di noi c’erano gli “SCUP” del Forum trentino per la pace e i diritti umani, del CCI, del CSV, di Associazione Prodigio, CAM, Unitn, Mart e Muse. Fortunatamente ci siamo trovati bene fin da subito, è nata una bella intesa.
La prima cosa che ci è venuta in mente, su cui pensavamo potesse avere senso lavorare, è stato il cambiamento climatico. Ci siamo resi conto che si trattava di un argomento che interessava a tutti, anche se quasi subito sono emerse sensibilità molto diverse: alcuni di noi volevano parlare del rapporto tra cambiamento climatico e persone migranti, altri d’acqua, altri ancora di intersezionalità.
Così, abbiamo ragionato un po’ e abbiamo deciso di combinare tutte queste dimensioni per cercare di analizzare gli impatti dei cambiamenti climatici su gruppi sociali specifici, in particolare quelli più vulnerabili.

ClimAlterati. Un momento di programmazione nella sede del CCI.
E che cosa avete deciso di fare, quindi?
Abbiamo pensato di organizzare una mostra fotografica, ci sembrava lo strumento ideale: volevamo unire la potenza delle parole, raccontando le storie di persone che hanno vissuto il cambiamento climatico sulla propria pelle, alla forza delle immagini.
Com’è strutturata la mostra?
La mostra è composta da una decina di pannelli organizzati in una sorta di percorso che dal generale passa allo specifico: prima, lo spettatore acquisisce dati oggettivi sulla crisi climatica; poi approfondisce le storie di alcune persone colpite gravemente dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Al centro un pannello spartiacque, che introduce le testimonianze dirette e indirette, di persone migranti, di persone con disabilità, minori e donne.
Infine, c’è una sezione dedicata al Trentino, che racconta come il nostro territorio stia vivendo il cambiamento climatico, del perché sia importante occuparsene, ma soprattutto di come le persone possano attivarsi per contrastarlo.
Vorremmo diffondere l’idea che il cambiamento climatico non è qualcosa di astratto, che riguarda solo Paesi lontani, ma è già qui, e se non agiamo in fretta, le conseguenze saranno davvero impattanti.
Una bella sfida, per niente facile…
Sì, il nostro obiettivo era proprio quello di “uscire dalla bolla” e provare a sensibilizzare anche quelle persone che ignorano le conseguenze dei cambiamenti climatici sul nostro territorio.
Basta pensare a quello che è successo negli ultimi anni con la tempesta Vaia o il crollo della Marmolada: le persone che vanno in alta quota hanno paura di percorrere vie che una volta venivano battute normalmente; ogni estate subiamo ondate di calore sempre più intense; i ghiacciai si sciolgono e molti habitat sono messi a rischio da parassiti e intemperie.
Bisogna capire che per affrontare il cambiamento climatico è necessario uno sforzo collettivo che passa anche dal nostro territorio: è fondamentale che tutti, anche a livello locale, siano informati e facciano la loro parte.
A questo proposito, per favorire la diffusione della mostra, abbiamo deciso di esporla dove potesse vederla più gente possibile: a Trento, Rovereto, in alcuni rifugi, come il Fosce di Brentonico e l’Alpen Rose, a San Lorenzo Dorsino, ma anche sul web, con un tour online, che uscirà in concomitanza della mostra. E abbiamo in programma una versione audio per le persone non udenti
Vorrei farti un’ultima domanda: com’è cambiata la tua percezione del cambiamento climatico dopo questo lavoro così intenso? C’è qualcosa che ti è rimasto impresso?
Molto, devo dire. Mentre ci consultavamo con alcuni studiosi, ci siamo resi conto di come le zone più colpite dai cambiamenti climatici siano spesso quelle più segnate da disuguaglianze e da tecnologie poco sviluppate. E soprattutto, abbiamo capito quanto la crisi climatica rischi di aggravare ulteriormente questi fenomeni.
Ma ho capito anche che, quando guardiamo ai cambiamenti climatici, non possiamo prendere in considerazione solo la dimensione ambientale: esiste anche una sfera sociale, che riguarda la vita quotidiana di miliardi di persone. A questo proposito, mi ha colpito molto una storia che abbiamo trovato e raccontato.
L’Uganda è una delle regioni più povere del mondo e qui, come spesso accade all’interno di molte comunità del Sud globale, donne e bambine hanno il compito di reperire l’acqua. Il caldo e la siccità, però, le costringe a percorrere distanze sempre più lunghe per procurarsela. Una cosa che preclude a molte di loro la possibilità di andare a scuola, di studiare o di lavorare, costringendole a rinunciare a qualsiasi forma di educazione e di indipendenza economica.
Questo ci fa capire che il cambiamento climatico non colpisce solo il pianeta, ma anche i diritti fondamentali delle persone.
Le prossime tappe della mostra:
Evento inaugurale: giovedì 21 giugno 2024, ore 18, Smart Lab, Viale Trento 46, Rovereto.
Evento speciale: venerdì 20 settembre 2024, MUSE, Corso del Lavoro 3, Trento.
Esposizioni:
Smart Lab, Rovereto: dal 21 giugno all’8 luglio.
Rifugio Fosce, Brentonico: dall’8 luglio al 31 luglio.
Consiglio Provinciale (Palazzo Trentini), Trento, dall’8 luglio al 31 luglio.
Sala Conferenze di Trento della Fondazione Caritro, Via Calepina 1, Trento: dal 31 luglio al 13 agosto.
Rifugio Alpenrose, San Lorenzo Dorsino: dal 31 luglio al 30 agosto.
MUSE, Trento: dal 9 al 27 settembre


