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Abitare la Terra 2030 è un servizio di informazione gratuito curato da Fondazione Fontana onlus e sostenuto dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme al Non Profit Network-CSV Trentino. Fondato sui temi della promozione e sviluppo del volontariato, della cooperazione internazionale e tutela dei diritti e promozione della pace, si muove nella cornice dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Economia solidale trentina: un ecosistema territoriale equo, sociale e sostenibile

Tra i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable development goals– SDGs nell’acronimo inglese) e i 169 Target che li sostanziano, definiti dalle Nazioni Unite, il Numero 9 riguarda “Imprese, Innovazioni e Infrastrutture” auspica la possibilità di “Sviluppare infrastrutture di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti, comprese le infrastrutture regionali e transfrontaliere, per sostenere lo sviluppo economico e il benessere umano, con particolare attenzione alla possibilità di accesso equo per tutti”. La Provincia autonoma di Trento si è dotata fin dal 2010 (prima in Italia) di una legge (la l.p. 13 del 2010) che riconosce il ruolo e promuove lo sviluppo dell’economia solidale e ha dato vita ad un tavolo e un fondo per implementarla. Oggi ne parliamo con Trentino Social Tank un incubatore sociale d’impresa che si occupa, tra le altre cose, proprio di sviluppare l’Economia solidale trentina

Di Alessandro Graziadei

Grazie per il vostro tempo e la vostra disponibilità. Iniziamo con il conoscere Trentino Social Tank. Vi abbiamo definito un incubatore sociale di impresa è giusto? Ci raccontate meglio chi siete e di cosa vi occupate?

TST:  Trentino Social Tank è una cooperativa di lavoro nata nel 2014 con l’obiettivo di promuovere innovazione sociale e sviluppo territoriale. Siamo nati come incubatore nel settore del sociale, ma presto abbiamo iniziato ad occuparci di formazione e siamo diventati un ente realtà facilitatore di processi collaborativi, accompagnando enti pubblici, organizzazioni del Terzo settore e comunità locali nella progettazione e realizzazione di iniziative ad impatto sociale.

Le nostre attività spaziano dalla progettazione europea e nazionale alla formazione, fino alla gestione di spazi e servizi che favoriscono l’imprenditorialità sociale, il coworking e l’attivazione delle comunità. Un elemento centrale del nostro lavoro è la costruzione di reti tra attori diversi, con un approccio orientato alla co-progettazione e alla sperimentazione.

Tra le vostre attività dalla fine del 2019 c’è anche lo sviluppo e la valorizzazione dell’Economia solidale trentina voluta da una legge provinciale che nel 2010 ha fatto scuola in Italia. Ci raccontate quali sono i principi che animano questo tipo di economia?

TST: Con la legge del 13 del 2010, la Provincia autonoma di Trento, riconosce il maggior impegno degli enti e aziende che “superano” le soglie minime degli standard che, in quegli anni, si rappresentava nella responsabilità sociale dell’impresa. Ora, a livello internazionale, quegli stessi principi sono elencati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che è del 2015, e poi misurati dai vari standard ESG. Le finalità della legge sono principalmente di promozione culturale e per fare questo c’è bisogno che gli enti e le aziende che si riconoscono e perseguono quei principi “alzino la mano” aderendo ad uno dei 13 disciplinari previsti in legge e che coincidono con i 13 settori economici identificati come cornice entro la quale si sviluppa l’economia solidale.

Quali sono a livello trentino i settori, gli attori e le attività individuate per lo sviluppo di questa economia?

TST: La legge, nel 2010, ha identificato questi settori economici:

  1. prodotti agricoli e agroalimentari biologici e biodinamici
  2. commercio equo e solidale
  3. welfare di comunità
  4. filiera corta e garanzia della qualità alimentare
  5. edilizia sostenibile e bioedilizia
  6. risparmio energetico ed energie rinnovabili
  7. finanza etica
  8. mobilità sostenibile
  9. riuso e riciclo di materiali e beni
  10. sistemi di scambio locale
  11. software libero
  12. turismo responsabile e sostenibile
  13. consumo critico e gruppi di acquisto solidale

All’interno di questi ambiti operano realtà molto diverse tra di loro come cooperative, associazioni, imprese sociali, aziende agricole, enti pubblici e gruppi di cittadini organizzati. Si tratta di un ecosistema articolato, in cui le attività economiche sono orientate non solo alla produzione di beni e servizi, ma anche alla generazione di impatti positivi per il territorio e per la comunità.

In cosa consistono i disciplinari per aderire all’Economia solidale trentina e quali benefici di promozione e incentivazione hanno le realtà che lo fanno?

TST: I disciplinari sono strumenti operativi che definiscono criteri, requisiti e impegni per l’adesione all’Economia Solidale Trentina. Ogni disciplinare è specifico per ognuno dei 13 settori che strutturano il sistema e ne rappresenta la declinazione concreta in termini di pratiche, standard e comportamenti attesi. In questo senso, i disciplinari traducono i principi generali dell’economia solidale – sostenibilità, responsabilità sociale, attenzione al territorio e alla governance (come gli ESG) – in indicazioni specifiche per ciascun ambito. Ad esempio, nel settore agroalimentare possono riguardare metodi di produzione e filiera corta, mentre nel welfare di comunità possono definire modalità di inclusione e partecipazione.

L’adesione ai disciplinari consente quindi di:

  • garantire coerenza e riconoscibilità all’interno della rete
  • qualificare le pratiche delle organizzazioni aderenti
  • favorire la fiducia da parte di cittadini e stakeholder

Dal punto di vista dei benefici, le realtà che aderiscono possono accedere a:

  • opportunità di promozione e visibilità all’interno del circuito
  • strumenti e percorsi di accompagnamento
  • possibilità di entrare in reti collaborative e progettuali
  • accesso a misure di sostegno e incentivazione dedicate

I disciplinari rappresentano quindi un elemento chiave per rendere l’Economia Solidale Trentina non solo un insieme di valori condivisi, ma un sistema strutturato, riconoscibile e orientato alla qualità.

Che cosa sono e a cosa servono i Distretti di Economia Solidale?

TST: Un Distretto dell’Economia Solidale (DES) è un circuito economico che valorizza realtà e risorse territoriali secondo criteri di equità sociale e di sostenibilità socio-economica e ambientale. Gli aderenti al distretto, costruiscono filiere di finanziamento, produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi in uno o più dei disciplinari dell’economia solidale.

I DES rappresentano quindi uno strumento operativo fondamentale: permettono di mettere in relazione soggetti diversi e di rafforzare le connessioni tra le varie fasi della filiera, rendendo più efficiente e coerente il funzionamento dell’economia solidale.

Possono assumere forme diverse:

  • territoriali, quando sono radicati in un comune o in una Comunità di valle
  • tematici, quando si concentrano su uno specifico disciplinare dell’economia solidale e hanno una dimensione provinciale

La loro funzione è duplice: da un lato favorire la collaborazione tra le realtà aderenti, dall’altro generare impatti concreti sul territorio, sostenendo modelli economici locali, sostenibili e orientati al bene comune.

Come si sta sviluppando in Trentino questo tipo di economia, anche in termini di occupazione e indotto?

TST: É difficile fare un conto preciso degli effetti di una legge provinciale in termini di distribuzione della ricchezza e di occupazione, me è indubbio che l’attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e sociale sia crescente soprattutto su spinta dei cittadini, consumatori e lavoratori; anche per le imprese industriali locali che, all’apparenza, sembrerebbero più lontane da questa sensibilità, stanno man adeguandosi per risultare attrattive per i nuovi talenti, che, sempre più, antepongono un’adesione valoriale all’azienda rispetto al mero stipendio; basti pensare a quante aziende avevano avviato programmi di welfare aziendale ancor prima degli incentivi fiscali o quante hanno avviato programmi di volontariato d’impresa, solo per fare degli esempi. In termini generali, oggi, rispetto al 2010, è molto più facile che l’imprenditore o il dirigente di enti pubblici conosca bene i principi della sostenibilità anche se magari non conosce la legge provinciale.     

Dal vostro osservatorio privilegiato come è cambiata dal 2010 ad oggi questo tipo di economia e quali sono le principali esternalità positive che sono emerse nella nostra provincia?

TST: Come dicevamo prima, dal 2010 ad oggi l’Economia Solidale Trentina ha conosciuto una crescita significativa, sia in termini di diffusione delle pratiche sia di integrazione nei diversi settori economici. Oggi è molto più presente nel territorio, anche se non sempre viene esplicitamente identificata come tale.

Molte iniziative, modelli organizzativi e filiere che oggi consideriamo consolidate, dalla filiera corta al riuso, dalla finanza etica ai servizi di welfare di comunità, si sono progressivamente sviluppate adottando logiche e principi propri dell’economia solidale, contribuendo a renderla una componente sempre più strutturale del sistema economico locale.

Per fare degli esempi di esternalità positive, l’agricoltura biologica, la mobilità elettrica, il car pooling e il riutilizzo di materiali concorrono a contenere l’inquinamento da sostanze tossiche per noi e l’ambiente; del maggior sforzo di quegli imprenditori e singoli cittadini ne beneficiamo tutti, e queste sono le esternalità positive. Allo stesso modo, i gruppi di acquisto solidale (i GAS) permettono di “svelare” i prezzi all’ingrosso, e anche di questo ne beneficiamo tutti;  così come le possibilità di utilizzare codici software non coperti da diritti di copyright o la possibilità di accesso al credito anche per imprese operanti in settori a bassa redditività (la finanza etica). Anche promuovere occasioni di occupazione per persone a bassa produttività permette, oltre agli evidenti benefici psico-sociali, di contenere il costo per sussidi e pensioni.

Quali sono le principali attività ed iniziative che avete messo in moto sotto la vostra gestione?

TST: Come dicevamo, la nostra è una legge di “promozione” e quindi siamo principalmente impegnati su azioni divulgative, culturali e di analisi di esperienze e politiche realizzate in territori analoghi al Trentino, che possano risultare di ispirazione sia per gli enti aderenti ai disciplinari che per quelli che non ne fanno ancora parte.

    

L’Economia solidale trentina ha aderito anche a progetti europei? Se sì, quali?

TST: Si, negli ultimi anni la Provincia di Trento ha deciso di portare a confronto questa politica pubblica in Europa, aderendo ad alcuni programmi Interreg sia come capogruppo che come partner. Queste occasioni ci hanno permesso di fare il punto sulle nostre pratiche e di avviare nuove piste. In particolare il progetto Interreg central europe 3P4SSE ci ha permesso di confrontare le politiche pubbliche sui temi dell’economia solidale adottate da enti locali di Polonia, Slovenia, Ungheria, Croazia, Austria oltre al Trentino. Allo stesso modo il progetto Interreg Europe GOCORE ha messo a confronto le esperienze di politiche pubbliche con una forte componente di confronto con la società civile adottate da amministrazioni locali di sei nazioni – oltre al Trentino, di Ungheria, Estonia, Danimarca, Olanda e Portogallo. Il caso studio portato per il Trentino è la nostra legge sull’economia solidale. Anche sulla scorta di queste esperienze, la Provincia di Trento si è fatta promotrice di una progettazione sul programma Interreg Alpine Space sulle monete locali e complementari, che per noi rappresenta un’interessante evoluzione introdotta nella legge provinciale nel 2023. Il nostro progetto è in fase di valutazione di cui avremo notizie entro l’inizio dell’estate.        

Grazie mille della vostra disponibilità e del vostro impegno nell’organizzazione e nella diffusione di questa rete economica, cardine per uno sviluppo solidale e sostenibile di tutto il Trentino e di tutti i trentini.