di Marzio Fait
“La violenza nel mondo ha raggiunto il livello più alto dalla fine della Guerra Fredda”, afferma Siri Aas Rustad, ricercatrice dell’Istituto di Ricerca sulla Pace di Oslo (PRIO). “I dati indicano che il panorama dei conflitti è diventato sempre più complesso, con un numero crescente di attori coinvolti all’interno dei singoli paesi”.
Una complessità che si riversa in maniera estremamente violenta sulla popolazione civile. Secondo l’ONG Action on Armed Violence, nel 2024 le vittime civili sono state oltre 61.000 (tra morti e feriti), sia per attacchi diretti sia per il collasso di ospedali e infrastrutture mediche, sempre più spesso colpiti come obiettivi strategici o danneggiati da effetti collaterali.
In Ucraina, il sito Attacks on Health Care in Ukraine ha registrato 1.864 attacchi alle strutture sanitarie dall’inizio dell’invasione russa: tra cui 984 attacchi che hanno distrutto o danneggiato ospedali e cliniche, e 263 operatori sanitari uccisi. Anche nella Striscia di Gaza, secondo l’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), il sistema sanitario è stato devastato dagli attacchi israeliani: su 36 ospedali, solo 17 risultavano ancora parzialmente operativi a inizio dicembre 2024. Più di 1.000 operatori sanitari sono stati uccisi dai bombardamenti.
Ma la negazione del diritto alla salute non riguarda solo i teatri di guerra. Attualmente, l’Organizzazione mondiale della sanità stima che oltre 4,5 miliardi di persone nel mondo non abbiano accesso a cure adeguate. E anche dove la pace non è minacciata dalle armi, permangono gravi criticità.
In questo scenario agisce Emergency, un’organizzazione nata nel 1994 per offrire cure gratuite e di qualità alle vittime della guerra e alle persone in difficoltà. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Tosini, coordinatore regionale per i gruppi Emergency del Trentino-Alto Adige.
Fabrizio. Com’è nata Emergency e da quale bisogno prende forma?
Emergency nasce nel 1994 da un’idea di Gino Strada, che allora lavorava con la Croce Rossa Internazionale. L’esigenza che lo spinge a creare Emergency emerge da una realtà evidente, ma fino a quel momento poco considerata: nei registri degli ospedali in cui lavorava, circa il novanta per cento dei pazienti erano civili. Nelle guerre moderne, infatti, le principali vittime sono proprio i civili, a differenza dei conflitti armati combattuti in precedenza: nella Prima guerra mondiale i civili rappresentavano circa il venti per cento delle vittime, nella Seconda guerra mondiale il sessanta, mentre oggi sono sono quasi la maggior parte.
Da questa constatazione nasce la volontà di offrire assistenza medica gratuita e di alto livello alle vittime civili, spesso escluse dagli interventi sanitari destinati alle forze combattenti. Con un gruppo di collaboratori e amici, Strada organizza così una prima raccolta fondi. Con quei primi milioni di lire raccolti, riesce a ripristinare alcune sale chirurgiche e portare materiale sanitario all’ospedale di Kigali, in Ruanda, dove era in corso il tragico conflitto tra Hutu e Tutsi, che in pochi mesi causò quasi un milione di vittime.
In seguito, grazie a nuove raccolte fondi, Emergency ha ampliato la sua presenza e ha dato vita a progetti in Iraq, Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Sudan, Uganda e perfino in Italia.
Ancora oggi, i principi fondamentali di Emergency sono quelli stabiliti fin dall’inizio da Gino Strada: garantire cure gratuite e assicurare standard elevati di qualità.

Il gruppo di Emergency Trento a Pergine con il medico Mario Battocletti, che ha portato cure e medicine in terre dove tutto questo non è scontato (Facebook).
Tu sei in Emergency dal 2005. Come si è evoluto l’impegno dell’associazione nel corso del tempo?
In questi anni l’impegno di Emergency si è evoluto molto. Alcuni progetti sono stati avviati per rispondere a crisi specifiche; altri, nel tempo, sono diventati strutturali. A questo proposito, mi viene in mente il centro di cardiochirurgia in Sudan, avviato nel 2006 e tuttora operativo, sempre gratuitamente, nonostante una guerra terribile che sta martoriando la popolazione.
Un altro esempio significativo è l’Afghanistan, dove attualmente Emergency gestisce tre strutture: Lashkar Gah, Kabul e il centro di maternità di Anabah. Di recente, proprio ad Anabah, che si trova nel nord del paese e serve una popolazione di circa 250 mila abitanti, abbiamo ampliato il padiglione maternità per rispondere a un altissimo tasso di nascite. Il centro è stato intitolato alla memoria di Valeria Solesin, che era stata nostra volontaria proprio qui a Trento, mentre studiava.
Nel corso degli anni, è cresciuto anche il nostro impegno in Italia. A Palermo, nel 2006, in collaborazione con le aziende sanitarie locali, abbiamo lanciato il Programma Italia per rispondere ai bisogni sanitari delle persone migranti in arrivo sul territorio. Poi l’intervento si è esteso anche in altre zone, come Marghera, dove arrivano molte persone che attraversano la rotta balcanica. Ultimamente abbiamo notato che sono aumentati i pazienti italiani. Si tratta di persone che hanno perso il lavoro, la residenza o che non hanno un reddito sufficiente e si rivolgono a noi per ricevere assistenza. Emergency, infatti, assiste tutte le persone che hanno bisogno, indipendentemente dalla provenienza.
A questo proposito, c’è un aspetto che amo raccontare e che dice molto di Emergency. In Afghanistan, durante la guerra civile, ci siamo trovati a medicare i combattenti di entrambi gli schieramenti. In quei momenti eravamo davvero l’unico spazio in cui si poteva dialogare e ricordare che la cura è un diritto universale.
Oggi siete presenti anche a Gaza, giusto?
Sì, siamo a Gaza con un centro di pronto soccorso molto agile, pensato appositamente per rispondere rapidamente alle emergenze improvvise, come quelle che stiamo osservando in questi giorni, in cui non ci sono pause nel conflitto. La struttura permette agli operatori internazionali di lasciare velocemente l’area in caso di necessità. Proprio recentemente, una nostra infermiera è rientrata da Gaza per un periodo di riposo e ha raccontato la sua esperienza in una serata organizzata a Faber con l’associazione Sorgente 90.

Il gruppo di Emergency Trento sul Cammino di San Rocco (Facebook).
Passiamo alla sfera locale. Com’è nata la sede di Trento e di cosa si occupa?
Il nostro gruppo nasce nel 2004. Possiamo contare su un nucleo stabile di volontari, a cui si aggiungono molti studenti di passaggio a Trento per motivi di studio e che poi continuano a fare i volontari nel loro territorio.
La nostra attività principale è fare informazione, sensibilizzare le persone e organizzare eventi di raccolta fondi per sostenere le attività di Emergency sul campo. Organizziamo iniziative molto diverse: alcune sono temporanee, altre sono ricorrenti, come le CentoCene. Ogni anno, tra marzo e aprile, collaboriamo con i gestori di alcuni ristoranti del territorio, che mettono a disposizione il locale e devolvono una parte dell’incasso della serata ai nostri progetti.
Un’altra attività che ci sta impegnando molto in questi giorni è la campagna delle Colombe per la Pace: ogni primavera organizziamo dei banchetti dove facciamo sensibilizzazione e raccogliamo fondi attraverso la vendita di colombe di ottima qualità. Nello specifico, nel fine settimana del 12 e 13 aprile saremo con i nostri stand a Trento, Pergine, Besenello, Nomi e Levico.
Poi, organizziamo incontri di sensibilizzazione sul nostro territorio, mentre i volontari del nostro gruppo scuola si occupano di gestire alcuni momenti formativi negli istituti della provincia.
In generale, l’obiettivo è sempre quello di ricordare che, anche se i conflitti sembrano lontani da noi, ci riguardano da vicino. Quando intervengo durante gli incontri, ricordo sempre che la maggior parte delle vittime delle guerre moderne sono civili innocenti, persone come noi. È importante far capire che non ci sono guerre distanti, perché la sofferenza umana è universale, e che dobbiamo impegnarci per evitare qualsiasi forma di violenza. Gino Strada diceva spesso che abolire la guerra può sembrare un’utopia, ma pure la fine della schiavitù sembrava impossibile…
“Se ognuno di noi facesse il proprio pezzettino, ci troveremmo in un mondo migliore senza nemmeno accorgercene”.
(Teresa Sarti Strada)
Se vuoi fare il tuo pezzettino con Emergency, puoi scrivere alla mail: trento@volontari.emergency.it


