Nel Nord Kivu, in Congo, ci sono bambini costretti a calarsi nelle miniere per raccogliere il coltan; nei campi di tè dello Zimbabwe a lavorare sotto il cielo cocente; nelle fabbriche del Bangladesh a tessere magliette in condizioni di sicurezza precaria.
In tutto il mondo sono più di 160 milioni i minori costretti a svolgere lavori che ne minacciano la sicurezza e la salute e che li condanna a una vita senza svago né istruzione. Di questi, ben 79 milioni sono impegnati in varie forme di lavoro a forte rischio, a contatto con sostanze, macchinari o contesti pericolosi.
A questo proposito, per sensibilizzare l’opinione e promuovere misure efficaci per contrastare il fenomeno, il 12 giugno di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile.
di Marzio Fait
Il lavoro minorile nel mondo
Il lavoro minorile comprende varie forme di sfruttamento e abuso, spesso causate da condizioni di estrema povertà, mancanza di accesso all’istruzione e gravi lacune socio-economiche. Questi fattori si presentano frequentemente nelle società del Sud globale, sebbene si registrino alcuni casi anche nei Paesi europei e nordamericani, dove il 2,3% dei bambini e dei ragazzi, pari a 3,8 milioni di persone, è coinvolto in forme di lavoro minorile.
Nei Paesi in cui la sussistenza delle comunità locali dipende in gran parte dal lavoro manuale, molti bambini sono costretti a contribuire al sostentamento familiare, sacrificando il proprio diritto all’istruzione, allo svago e, soprattutto, il proprio futuro. A questo proposito, il lavoro minorile è spesso collegato ai fenomeni della dispersione scolastica e dell’abbandono: l’UNICEF stima che nel mondo quasi un quarto dei bambini-lavoratori tra 5 e 11 anni e più di un terzo di quelli tra 12 e 14 anni non frequentino la scuola.
Ma non solo, nelle economie più fragili, la povertà estrema spinge numerose famiglie ad accettare le offerte di intermediari senza scrupoli, sfruttatori e membri della criminalità organizzata, che vedono nei bambini mano d’opera a basso costo, influenzabile e inconsapevole.
Con il tempo, quindi, molti bambini sfruttati sviluppano problemi fisici e psicologici, subiscono abusi, violenze, e sono costretti a vivere in condizioni di forte isolamento sociale.

Foto di Nambasi da Pixabay (Canva Pro)
Contrastare il fenomeno
Per provare ad arginare questi problemi e garantire la tutela dei minori, negli anni, i governi e le istituzioni internazionali hanno introdotto vari strumenti.
Nel quadro dell’Agenda 2030, la comunità internazionale ha approvato l’obiettivo n. 8.7, che si propone di porre fine al lavoro minorile in ogni sua forma.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), invece, ha stilato alcuni accordi fondamentali, come la Convenzione n. 138, che fissa l’età minima in cui i bambini possono essere legalmente impiegati in attività lavorative (ossia quella che generalmente concide con la fine della scuola dell’obbligo); o la Convenzione n. 182, che afferma la necessità di adottare delle misure per eliminare, con priorità assoluta, le peggiori forme di lavoro minorile, senza perdere di vista l’obiettivo di lungo termine di eliminare tutte le forme di lavoro minorile nel mondo.
Tuttavia, sebbene molti Stati abbiano ratificato le norme internazionali dell’ILO sul lavoro minorile, la distanza tra la ratifica e la loro effettiva applicazione resta ancora grande.
Certo, ci sono anche esempi positivi, di impegno concreto: l’Unione Europa, per esempio, ha lanciato il progetto “CLEAR Cotton” (2018-2023), con l’obiettivo di contrastare il lavoro minorile nella filiera del cotone in Burkina Faso, Mali, Pakistan e Peru; oppure il programma “Sustainable Cocoa” (2020), che promuove metodi di produzione sostenibile del cacao e lavora per prevenire il lavoro minorile nelle piantagioni di cacao dell’Africa Occidentale.
Ma per eradicare il lavoro minorile serve molto di più. È fondamentale attuare soluzioni sistemiche: implementare interventi che riducano le disuguaglianze, istituire provvedimenti efficaci che migliorino la sicurezza sui posti di lavoro e forniscano compensi adeguati e tutele. Soprattutto, è cruciale investire nella scuola e nella qualità dell’istruzione, per garantire il diritto allo studio, prevenire l’abbandono scolastico precoce e fornire gli strumenti necessari per costruire comportamenti e società più giuste.
Solo così, possiamo sperare che nella prossima Agenda delle Nazioni Unite non sia più necessario inserire riferimenti all’eradicazione del lavoro minorile.


