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Abitare la Terra 2030 è un servizio di informazione gratuito curato da Fondazione Fontana onlus e sostenuto dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme al Non Profit Network-CSV Trentino. Fondato sui temi della promozione e sviluppo del volontariato, della cooperazione internazionale e tutela dei diritti e promozione della pace, si muove nella cornice dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Frantumare il soffitto di cristallo

di Marzio Fait

 

Il mondo che ci circonda è in continua trasformazione, così come le sfide che ci attendono: dalla transizione ecologica al corretto impiego dell’intelligenza artificiale, fino alla cybersicurezza e alla necessità di garantire cibo e acqua a una popolazione in forte aumento. Per affrontarle, sarà fondamentale valorizzare tutte le risorse e i talenti disponibili, soprattutto nell’area STEM (acronimo di Science, Technology, Engineering e Mathematics), ossia quelle discipline che riguardano la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica.

Tuttavia, l’accesso al mondo della scienza non è affatto equo. Le donne, in particolar modo quando appartenenti a categorie marginalizzate per motivi sociali, economici e culturali, incontrano ancora ostacoli significativi lungo la propria carriera, accademica e lavorativa. Colmare questo divario di genere non significa solo rimuovere un freno all’innovazione – perché escludere qualcuno dai processi scientifici e tecnologici vuol dire rinunciare a competenze, idee e punti di vista – ma anche risolvere una questione di giustizia sociale: non possiamo affrontare sfide di questa portata escludendo dalle possibili soluzioni metà della popolazione.

In occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che cadrà il prossimo 11 febbraio, proviamo a fare il punto della situazione e a dare conto dei cambiamenti che, seppur lentamente, stiamo riuscendo a mettere in atto.

 

Un po’ di dati sul mondo STEM

Secondo alcuni dati riportati dall’Università di Trieste, a livello globale le donne rappresentano solo il 28% dei ricercatori e il 35% delle persone laureate nelle discipline STEM. In Italia, la situazione va leggermente meglio: le ricercatrici sono il 33% e le laureate il 41%, mentre la percentuale di donne che lavorano nell’area STEM è intorno al 34%.

 

Grafico a barre che dimostra la disparità di genere nel mondo accademico e lavorativo.

Grafico realizzato con Canva.

 

Un altro elemento da tenere in considerazione è il divario retributivo tra donne e uomini: a livello globale, le donne impiegate nelle discipline STEM guadagnano in media il 20% in meno rispetto ai loro colleghi, mentre in Italia, il divario retributivo si attesta al 15%.

Ma non solo, tendenzialmente molte donne sono escluse dalle cariche apicali: è il cosiddetto fenomeno del soffitto di cristallo, una barriera invisibile, formata da stereotipi di genere e convenzioni sociali, che impedisce l’accesso delle donne alle posizioni di vertice, privando molte giovani di quei modelli di riferimento che potrebbero aiutarle a trovare la motivazione giusta per seguire le proprie inclinazioni.

Le carriere di tante donne, inoltre, vengono compromesse dalla mancanza di politiche di conciliazione tra lavoro e vita privata, che sono frutto della scarsa diffusione di incentivi alla genitorialità maschile, ma soprattutto di stereotipi che spesso le riducono ad uniche responsabili della cura familiare.

In ogni caso, nonostante le palesi difficoltà, si registrano alcuni segnali positivi. In Italia, per esempio, la percentuale di dottorate in ingegneria informatica è passata dal 17% nel 2000 al 33% nel 2020, così come sono in aumento le iscritte e le laureate ai corsi di ingegneria.

 

Cambiare mentalità

Come dicevamo, per colmare il divario di genere e trovare soluzioni condivise alle grandi sfide che ci attendono, è necessario un cambio di passo e di mentalità, che aiuti le persone a superare stereotipi e convenzioni.

Materiale nella sede di GLOW.

Materiale in una delle sedi di GLOW, presso Harpolab, Trento (foto di Abitare la Terra).

Un esempio concreto di questo impegno arriva da GLOW, un’associazione culturale di Trento che, tra le altre cose, organizza eventi e percorsi formativi per stimolare l’interesse verso le discipline STEM e promuovere una narrativa più inclusiva.

A questo proposito, abbiamo intervistato Francesca Fiore, ricercatrice presso il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento e Presidente di GLOW.

“Lavoriamo molto nelle scuole: quest’anno, con il supporto di 60 formatori e formatrici faremo circa 5.000 ore di formazione, tra incontri nelle classi e attività per docenti. Il nostro obiettivo è offrire un orientamento formativo, non solo informativo. Non vogliamo limitarci a spiegare cosa sono le discipline STEM, ma far capire a studenti e studentesse chi siamo, come lavoriamo e quali opportunità possono cogliere se scelgono questa carriera. Li invitiamo a sviluppare un ragionamento critico, oggettivo, in modo che possano costruirsi un’opinione, esprimerla e argomentarla. Vogliamo che sappiano che ci sono tante possibilità e che sono liberi e libere di scegliere il percorso che ritengono migliore per loro.”

Gruppo di persone in circolo che parlano.

Formazione “Io non ho mai… perso le parole”, organizzata da GLOW il 14 gennaio scorso e dedicata a formatori e formatrici (foto di Abitare la Terra).

Nonostante il percorso sia ancora in salita, i cambiamenti iniziano a vedersi.

“Nel mio piccolo, camminando per i corridoi dell’Università mi capita di incontrare studentesse a cui avevo fatto formazione anni fa, quando erano alle medie o alle superiori. Questo significa che l’incontro e lo scambio reciproco funzionano, ma soprattutto che lentamente le cose stanno cambiando.”

GLOW organizza eventi e formazioni con cui prova a dialogare con i docenti, e di riflesso con i genitori, per aiutarli a diffondere modelli alternativi e smontare gli stereotipi.

“Crediamo sia fondamentale far vedere che esistono percorsi diversi da quelli a cui sono abituati. Studiare informatica non significa essere dei nerd, ma vuol dire acquisire le basi di una disciplina sempre più centrale nelle dinamiche di oggi. Ingegneria, matematica o fisica non sono una cosa da uomini. Vogliamo che alle ragazze e ai ragazzi sia lasciata la possibilità di scoprirlo e di scegliere con consapevolezza il proprio futuro.”

Per farlo, però, sono fondamentali politiche lungimiranti.

“Personalmente, non credo troppo nelle quote rosa o nelle borse di studio dedicate a un determinato genere. A volte le trovo stigmatizzanti più che abilitanti. Allo stesso tempo, mi rendo conto che sono azioni necessarie per smuovere le cose nel breve periodo. Abbiamo anche bisogno, però, di politiche lungimiranti, che siano capaci di favorire un cambio di mentalità.