di Marzio Fait
Una persona su sessantasette nel mondo è stata costretta a lasciare la propria casa.
È il dato più rilevante emerso dal rapporto annuale dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), pubblicato lo scorso 12 giugno, che analizzava l’andamento globale delle migrazioni forzate.
Con la fine del 2024, le persone costrette a fuggire da guerre, persecuzioni, violenze o gravi crisi ambientali erano state 123.2 milioni. Un aumento del 6% rispetto all’anno precedente, quando erano 7 milioni in meno.
Tra queste:
- 73.5 milioni erano sfollate all’interno del proprio Paese,
- 31 milioni erano riconosciute come rifugiate,
- 8.4 milioni erano richiedenti asilo in altri Paesi,
- 5.9 milioni erano palestinesi sotto il mandato dell’Agenzia ONU per il soccorso e l’occupazione lavorativa dei profughi palestinesi,
- 5.9 milioni necessitavano di altri tipi di protezione internazionale.

Foto di UNHCR.
Secondo il rapporto dell’UNHCR, quella in Sudan è considerata la più grave crisi di migrazione forzata al mondo. Dal 15 aprile 2023 è in corso un conflitto armato tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Rapid Support Forces (RSF).
Ad oggi, quasi 13 milioni di persone sono state costrette a lasciare la propria casa per cercare rifugio in altre regioni del Sudan o in Paesi vicini come Egitto, Ciad e Sud Sudan.
La situazione è drammatica anche per chi resta: oltre metà della popolazione, circa 25 milioni di persone, ha bisogno di assistenza e protezione umanitaria. Tuttavia, l’insicurezza e la carenza di fondi rendono vaste aree del Paese irraggiungibili. Un ospedale su tre ha cessato di funzionare, mentre beni essenziali come cibo, carburante e medicine sono ormai inaccessibili per molti.
Si stima che 3,2 milioni di bambini, inoltre, siano a rischio malnutrizione acuta, mentre la carestia si sta diffondendo in diverse zone del Paese.
Tutto questo accade mentre gli Stati che avrebbero il dovere di accogliere queste persone alzano barriere, inaspriscono i controlli e finanziano Paesi terzi per costruire campi di detenzione.
In molti di essi, infatti, cresce la paura di un’“invasione”, nonostante il rapporto chiarisca che la maggior parte delle persone sfollate resta all’interno del proprio Paese o si sposta, con molte difficoltà, in uno vicino, spesso a basso o medio reddito.
Chi cerca protezione nel Nord del mondo, invece, deve intraprendere un viaggio lungo ed estenuante, dall’esito incerto.
Lungo il cammino incontra recinzioni, controlli armati, violenze, respingimenti, campi di detenzione. Ostacoli fisici che mettono a rischio la sua incolumità e la sua salute mentale.
Ma anche se riesce a sopravvivere, non può dirsi al sicuro. Una volta qui, comincia un altro viaggio, fatto di attese, lungaggini burocratiche, precarietà e discriminazioni.
Nel nostro Trentino, secondo i dati più recenti, sono state presentate 1.429 domande di protezione internazionale, ma i posti nei progetti di accoglienza sono solo 740. Gli ingressi effettivi nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) sono stati appena 284, con tempi d’attesa che hanno raggiunto i 10-12 mesi.
Chi ha diritto all’accoglienza si trova spesso in condizioni di grave precarietà, costretto a vivere in strada o in sistemazioni temporanee di fortuna.
Una situazione che mina alla radice il principio del diritto alla protezione e rischia di trasformare l’attesa in esclusione.
Per esprimere contrarietà a queste dinamiche e solidarietà verso chi, con coraggio, lascia la propria casa, il 21 giugno numerose associazioni si sono date appuntamento ai Giardini Perlasca di Rovereto per celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato.
Una giornata, istituita dall’ONU nel 2001, per ricordare che le persone costrette ad abbandonare la propria terra devono essere trattate con dignità. chiunque esse siano, devono essere accolte, da ovunque provengano, e il loro diritto alla protezione deve essere riconosciuto, sempre.
Il pomeriggio si è aperto con delle attività dedicate ai più piccoli.
Alle 18, la Murga Trentinerante ha animato il parco con musiche e danze, aprendo la strada a un importante momento di riflessione.
Alle 19, infatti, è stata inaugurata la mostra “Giornalisti”, dedicata a chi continua a raccontare la verità anche nei teatri di guerra, spesso a costo della vita.

Pubblico ascolta la testimonianza di Abdelazim Koko e Sara Podetti (Foto di Rete GMR).
Su questi temi hanno dialogato Luigi Lorusso, editore del libro “Gaza Writes Back”, e Abdallah Inshasi, attivista e fondatore del Gaza Parkour Team.
Dopo la cena condivisa, con un piatto di pasta fredda offerto dagli Alpini di Noriglio, sono seguite tre testimonianze:
- Abdel Azim Adam Koko, attivista sudanese e operatore del Centro Astalli di Vicenza, ha raccontato l’orrore della guerra in Sudan.
- Sara Podetti, antropologa e volontaria dell’ONG SOS Humanity, ha parlato delle missioni di soccorso nel Mediterraneo e della sua esperienza in mare.
- Raffaele Crocco, giornalista e direttore dell’Atlante delle Guerre, ha tracciato il contesto globale e introdotto le due testimonianze.
La serata si è conclusa con il concerto della Trento Balkan Orkestra. Perché la Giornata Mondiale del Rifugiato, oltre a suscitare la riflessione, vuole essere anche un momento di festa e incontro tra cittadine e cittadini.


