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Abitare la Terra 2030 è un servizio di informazione gratuito curato da Fondazione Fontana onlus e sostenuto dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme al Non Profit Network-CSV Trentino. Fondato sui temi della promozione e sviluppo del volontariato, della cooperazione internazionale e tutela dei diritti e promozione della pace, si muove nella cornice dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

L’educomunicazione giovanile come strumento di trasformazione sociale

Tra i 17 ambiziosi Obiettivi dell’Agenda 20230 il 16° mira a “Promuovere società pacifiche e inclusive orientate allo sviluppo sostenibile”. Un modo per farlo è sicuramente fare comunicazione come la fa l’Agenzia di Stampa Giovanile che crede nel potere del giornalismo partecipativo, indipendente e nell’educomunicazione giovanile come strumenti di trasformazione sociale, sensibilizzazione sui temi ambientali e promozione dei diritti umani. Dal 2015 è un portale di notizie fatto per, con e da giovani e adolescenti dell’Italia e di tutto il mondo, creato e gestito dall’Associazione Viração&Jangada per dare voce alle nuove generazioni promuovendo momenti di incontro e dialogo su tematiche d’interesse per i giovani e per la società trentina e mondiale. Ne abbiamo parlato con alcuni dei protagonisti di questo interessante progetto: Paulo Lima, Ilaria Bionda e Angela Nardelli.

Di Alessandro Graziadei

Ciao e grazie per aver accettato questa intervista. Dal 2015 siete un portale di notizie, ma il progetto è nato prima. Ci raccontate quando, dove e perché è nata l’idea di creare un’agenzia di stampa giovanile?

PL: L’Agenzia di Stampa Giovanile è nata nel gennaio 2005, durante il Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, in Brasile. Fra qualche mese, infatti, festeggeremo i nostri vent’anni! L’iniziativa è frutto di una collaborazione tra Viração Educomunicazione in Brasile e diversi partner come Viração&Jangada in Italia, Fundación TierraVida in Argentina e ClimaLab in Colombia. Attualmente, l’Agenzia ha una presenza online in quattro lingue: portoghese (agenciajovem.org), italiano (stampagiovanile.it), inglese (youthpressagency.org) e spagnolo (agenciajovendenoticias.org).

L’obiettivo è stato, sin dall’inizio, quello di dare voce ai giovani, coinvolgendoli nella produzione di contenuti giornalistici su tematiche globali come la sostenibilità, la giustizia sociale e i diritti umani. Abbiamo concepito questo progetto come uno spazio in cui i giovani possano sviluppare le loro competenze comunicative, acquisire un senso critico e contribuire al dibattito pubblico con le loro prospettive e idee.

L’ispirazione è nata dalla necessità di colmare un vuoto esistente nei media tradizionali, che spesso non danno spazio alle opinioni e alle esperienze dei giovani. Noi crediamo fortemente nel potenziale dei giovani come agenti di cambiamento e volevamo creare un mezzo che li aiutasse a sensibilizzare la comunità su temi cruciali come il cambiamento climatico e i diritti umani. Così, l’Agenzia di Stampa Giovanile è diventata un progetto educativo che unisce formazione, azione civica e giornalismo partecipativo.

L’Agenzia è composta da un gruppo eterogeneo di adolescenti e giovani, per lo più studenti delle scuole superiori e universitari, spesso membri di collettivi e organizzazioni giovanili. Attraverso i principi dell’educomunicazione e del giornalismo partecipativo, producono e diffondono informazioni rilevanti per la comunità.

Per noi, la comunicazione è sia un processo che un prodotto: è un processo perché, attraverso di essa, i giovani esplorano se stessi e il loro territorio, conducendo interviste, realizzando mappe, fotografando e facendo ricerca. Questo processo si concretizza in prodotti di comunicazione collaborativi, capaci di coinvolgere altre persone e diffondere azioni delle organizzazioni sia non-governative che governative. Questo feedback dinamico rafforza il pensiero critico dei giovani non solo verso i media, ma anche verso le politiche pubbliche, la qualità dell’istruzione e l’efficacia dei diritti dei giovani.

Quali sono gli obiettivi di questo progetto che ha una dimensione e una ricaduta sia locale che
globale?
 

IB: L’obiettivo principale di Agenzia di Stampa Giovanile è quello di dare voce alle e ai giovani per fare in modo che le loro istanze arrivino in maniera libera e indipendente alle e ai giovani (e non solo) localmente e globalmente. Agenzia di Stampa Giovanile è un portale di notizie fatto per, con e da giovani e pertanto si crea un bellissimo circolo virtuoso che porta le idee giovani a raggiungere altri giovani (e non solo) in Trentino, in Italia, nel mondo. La colonna portante è l’Educomunicazione e con questo metodo puntiamo a educare comunicando e, viceversa, a comunicare educando, in modo che educazione e comunicazione si uniscano in un tutt’uno che possa rendere le e i giovani più consapevoli del mondo in cui vivono e degli strumenti di cui dispongono per diffondere e far circolare le proprie idee.

Cosa si intende per giornalismo partecipativo ed educomunicazione?

PL: Il quadro teorico che adottiamo è l’Educomunicazione, un nuovo campo di intervento sociale sviluppato in Brasile e in America Latina. L’Università di São Paulo l’ha definita come “un insieme di azioni volte alla pianificazione e all’implementazione delle pratiche per creare e sviluppare ecosistemi comunicativi aperti e creativi in spazi educativi, garantendo così l’aumento delle possibilità di espressione a tutti i membri della comunità educativa”.

Quindi l’Educomunicazione considera l’inter-relazione tra comunicazione e educazione come un campo di intervento socio-educativo. Parte da due assunzioni: 

1) che l’educazione è possibile solo come “agire comunicativo”, dal momento che la comunicazione si configura di per sé, come un fenomeno presente in tutte le modalità di formazione degli esseri umani; 

2) che tutte le comunicazioni – come produzione simbolica ed interscambio/trasmissione di sensi – è di per sé un’“attività didattica”.

La metodologia che utilizziamo è strutturata in tre linee distinte ma complementari, che sono:

a) Formazione: considerando sia l’apprendimento di tecniche di produzione nella comunicazione, che la consapevolezza e l’espansione del repertorio su questioni strutturali, come il diritto umano alla comunicazione, i diritti dei bambini, degli adolescenti e dei giovani e la partecipazione democratica.

b) Mobilitazione: valorizzando, soprattutto, l’azione tra pari nello svolgimento delle attività per mobilitare altri adolescenti e giovani sui temi dell’Agenzia di Stampa Giovanile e nelle date, eventi   ed azioni strategiche come la Giornata mondiale della Terra e la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP).

c) Produzione: La produzione di contenuto da e per adolescenti e giovani è un altro aspetto importante della metodologia utilizzata, in quanto consente loro di mettere in pratica le lezioni della formazione, nell’esercizio intenzionale del diritto alla comunicazione e alla libertà di espressione.

Si tratta di una forma di “peer education”? Con quali risultati su di voi che siete i suoi protagonisti e i sui vostri lettori? 

AN: Sì, Agenzia di Stampa Giovanile è senza dubbio un esempio di peer education. Il concetto chiave è infatti l’apprendimento collaborativo: siamo giovani che comunicano e condividono conoscenze con altri giovani, creando uno spazio in cui tutti possiamo crescere insieme. Non si tratta solo di diffondere informazioni, ma di promuovere una presa di coscienza attiva e collettiva attraverso progetti mirati e partecipati.

Per noi protagonisti e educatori, i risultati sono evidenti. Ogni articolo, ogni intervista, ogni progetto che coinvolge le nuove generazioni ci spinge a riflettere criticamente sul mondo che ci circonda e ci permette di ampliare le nostre competenze in ambito giornalistico, ma soprattutto di comprendere meglio le problematiche sociali e ambientali. Impariamo ad ascoltare, analizzare e raccontare con maggiore responsabilità.

Per i nostri lettori, speriamo di riuscire a creare lo stesso stimolo: diffondiamo informazioni che vanno oltre il mero fatto, cercando di incoraggiare riflessioni e azioni concrete. Vogliamo che i giovani lettori si sentano parte attiva di un cambiamento collettivo e che, leggendo i nostri articoli, si riconoscano nelle storie e nelle battaglie di chi, come loro, vuole fare la differenza.

Quanti ragazzə avete coinvolto in questi anni?

PL: In questi quasi 20 anni di attuazione, direi che miglia di giovani hanno partecipato alle nostre iniziative, sia attuando nella produzione di contenuti sia partecipando alle coperture giornalistiche ed educomunicative che promuoviamo in diversi eventi locali, nazionali e internazionali, dal Trento Film Festival e Festival Oriente Occidente alle Conferenze ONU sul Clima. In Italia, organizziamo ogni anno una selezione di volontari, e quest’anno abbiamo ricevuto oltre 80 candidature, sebbene siamo riusciti a prendere solo una ventina di ragazzi, vista la natura autofinanziata del progetto, gestito dall’associazione Viração&Jangada.

Un vostro nuovo percorso che porterà alcuni ragazzə alla COP 29 è appena partito. Proprio una delle tante iniziative interessanti che animate è il coinvolgimento e la partecipazione di ragazzə tra i 18 e i 30 anni come “Observer” e come giornalisti alla Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Ci raccontate quante COP avete già coperto e cosa vi hanno trasmesso? (Ilaria)

IB: Abbiamo seguito e raccontato le COP dal 2012, quindi ormai da esatti 12 anni, e siamo sempre rientrati a Trento con emozioni direi contraddittorie tra loro: questo perché sicuramente partecipare alle Conferenze ONU sul Clima ti mette ancor di più di fronte all’enormità della crisi climatica e alla numerosità dei fattori che contribuiscono a renderla così complessa, ma anche ai grandi problemi che si riscontrano a livello governativo e inter-governativo nella sua gestione… e questo sicuramente porta con sé emozioni quali la preoccupazione e, talvolta, un certo senso di impotenza di fronte alla situazione. Tuttavia, ci sono sempre state anche tantissime emozioni o entusiasmo per ciò che avevamo avuto l’opportunità di vivere e toccare con mano, ma soprattutto per esserci sentiti parte di qualcosa di così importante e di poterlo riportare dal globale della COP al locale della nostra città, con incontri nelle scuole e eventi aperti alla cittadinanza, ma anche nelle nostre vite quotidiane. Sicuramente ciò che queste partecipazioni ci hanno trasmesso è il significato di fare sempre la propria parte, per quanto essa possa sembrare piccola e insignificante, non lo è mai.

Alla luce della grande partecipazione e delle tante organizzazioni che i più giovani hanno creato in questi ultimi anni sui temi ambientali direi che avete interpretato e dato vita ad un’esigenza giovanile forte e forse avete precorso i tempi nel contribuire a diffondere unacoscienza critica tra i vostri pari? 

AN: È vero, i giovani hanno manifestato una forte necessità di agire su tematiche ambientali e sociali. Forse ciò che abbiamo fatto con Agenzia di Stampa Giovanile è stato proprio intercettare questa esigenza e darle una piattaforma per esprimersi.

Il nostro contributo è stato quello di fornire strumenti di comunicazione critica, dando spazio a voci che spesso rimangono inascoltate, creando una rete tra giovani che vogliono impegnarsi. Il nostro lavoro è nato dal desiderio di unire il giornalismo e la cittadinanza attiva, rendendo i giovani non solo spettatori ma anche protagonisti del cambiamento. Negli ultimi anni si è visto un vero e proprio risveglio della coscienza giovanile, che non è più disposta ad aspettare soluzioni dall’alto, ma vuole esserne parte.

Attraverso il nostro progetto, puntiamo a promuovere non solo l’informazione, ma anche la capacità critica di analizzare e agire in modo consapevole. Non è sufficiente parlare di crisi climatica, giustizia sociale o migrazioni: è necessario fare qualcosa e farlo insieme, coinvolgendo le generazioni future, quelle che erediteranno le conseguenze delle decisioni prese oggi.

Oggi il giornalismo “classico” come lo avevamo conosciuto è in crisi, sia per l'avvento dei social, sia perché è diventato un modo che risponde a logiche di mercato, di velocità, sempre meno attento alla deontologia professionale. In che misura l’educomunicazione giovanile può svecchiare e dare un contributo positivo e di credibilità all’attuale sistema informativo?

IB: Sicuramente proprio per le sue basi: il fatto che sia una commistione tra educazione e comunicazione, e che quindi si educhi alla comunicazione e al contempo si comunichi l’educazione, e il fatto che parta dai giovani. La comunicazione ormai permea le vite di tutti e avere alla base un’educazione ad essa è fondamentale. Educazione che non è solo imparare a usare gli strumenti, ma soprattutto a usarli nella maniera corretta, etica ed equa, che possa quindi essere equilibrata nel suo dare voce a tutte le istanze. Il fatto che tutto questo coinvolga i giovani e parta da loro è sicuramente un modo per svecchiare il sistema informativo – spesso in mano a chi ha imparato ad utilizzarne i mezzi quando Internet era agli inizi e i social nemmeno esistevano – poiché da nativi digitali hanno un’agilità diversa nella comunicazione odierna di molto basata appunto sul digitale e, soprattutto, perché possono così diffondere le loro idee, anche di cambiamento.

C’è una frase del giornalista Gabriele Del Grande che mi ha sempre colpito perché ne porto anch’io il peso. Parlando di migranti ricorda spesso che “Le nuove generazioni ci chiederanno dove eravamo mentre la gente moriva nel Mediterraneo”. Una riflessione che può essere estesa a molti campi, non solo alle troppe morti di migranti. Come vedete voi giovani questo mondo e chi come noi (di un’altra generazione) porta il peso di tante scelte sbagliate e di errori continuamente ripetuti e addirittura negati? 

AN: Noi giovani ci troviamo a vivere in un mondo in cui le scelte del passato ci influenzano direttamente. La crisi climatica, la gestione delle migrazioni, le disuguaglianze sociali sono tutte questioni in cui vediamo il peso di decisioni sbagliate, ripetute nel tempo e spesso non riconosciute. È facile, come giovani, sentirsi arrabbiati o impotenti di fronte a tali sfide, ma preferiamo canalizzare queste emozioni verso azioni costruttive. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo essere responsabili del futuro. 

Ci rendiamo conto che il cambiamento richiede uno sforzo collettivo, che coinvolga non solo noi, ma anche le generazioni precedenti. Non vogliamo puntare il dito, ma chiediamo che si riconoscano gli errori e si inizi a lavorare insieme, perché solo così possiamo trovare soluzioni durature.

C’è però una spinta che ci guida: la volontà di non ripetere gli stessi errori. L’informazione e la consapevolezza sono i nostri strumenti principali. Attraverso il giornalismo partecipativo cerchiamo di dare voce a chi non ne ha, di raccontare le storie di chi soffre le conseguenze di scelte sbagliate, sperando che questo porti a un cambiamento. Crediamo che ogni piccola azione possa fare la differenza e che il nostro ruolo sia quello di tenere accesa la fiamma del dibattito e della critica costruttiva.

Grazie veramente del vostro prezioso contributo dato alla partecipazione giovanile, alla comunicazione popolare e alla di trasformazione sociale!