Iscriviti

Ricevi gratuitamente la newsletter settimanale che prova ad approfondire e raccontare, tra locale e globale, alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Informativa in merito al trattamento dei dati

Vuoi pubblicare su Abitarelaterra?

Inoltra le informazioni ad info@abitarelaterra.org. Per gli eventi da rilanciare in newsletter è necessario segnalarli entro e non oltre le 12.00 del venerdì, con un anticipo di due settimane sull'evento, indicando  numero di telefono ed e-mail di riferimento. Il servizio è GRATUITO!

Chi siamo

Abitare la Terra 2030 è un servizio di informazione gratuito curato da Fondazione Fontana onlus e sostenuto dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme al Non Profit Network-CSV Trentino. Fondato sui temi della promozione e sviluppo del volontariato, della cooperazione internazionale e tutela dei diritti e promozione della pace, si muove nella cornice dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Un mondo “Senzatomica”

Il prolungarsi del conflitto in Ucraina e l’acuirsi delle violenze in Medio Oriente, culminate in una crisi umanitaria senza precedenti, hanno riportato la questione della guerra e delle sue conseguenze al centro del dibattito pubblico.
Tra i vari pericoli derivanti dai conflitti, le armi nucleari rappresentano una delle minacce più gravi, soprattutto alla luce della recente decisione, da parte della Russia, di avviare delle esercitazioni sull’uso di armi nucleari tattiche.

In un mondo sempre più instabile e con la crisi climatica che agisce da moltiplicatore di tensioni, la prospettiva di un escalation nucleare è da scongiurare in ogni modo.
Anche per questo motivo, negli ultimi anni, la società civile ha intensificato gli sforzi per prevenire tale rischio e promuovere un futuro più sicuro e pacifico.

di Marzio Fait

 

Le bombe nucleari

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel 2023 si contavano 12.512 testate nucleari nel mondo. Di queste, 9.576 erano considerate potenzialmente operative e 2.000 erano mantenute in uno stato d’elevato allarme.
Insieme, Mosca e Washington possiedono circa il 90% di tutte le armi nucleari, con la Russia che detiene 5.880 testate e gli Stati Uniti 5.244. Altri paesi, come Cina, Pakistan, Corea del Nord e India, dispongono di arsenali più piccoli, ma negli ultimi anni avrebbero iniziato a lavorare per ingrandirli. A questo proposito, la Cina, secondo il Pentagono, potrebbe arrivare a possedere oltre 1.500 testate entro il 2035.

Le armi nucleari si suddividono in due categorie principali: le bombe tattiche, più piccole e a gittata ridotta, progettate per un uso mirato, e le bombe strategiche, dal potenziale distruttivo maggiore, destinate a colpire aree più vaste e in maniera più massiccia.
Le armi nucleari di ultima generazione, come afferma l’ISPI, possono essere fino a quaranta volte più potenti delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki, tragici promemoria del devastante potenziale delle armi nucleari.

 

Le possibili conseguenze di un conflitto nucleare

Senzatomica. Rovine dopo l'esplosione della bomba a Nagasaki.

Le rovine di Nagasaki dopo l’esplosione della bomba (Fonte: WikiImages da pixabay)

In un mondo sempre più instabile e con la crisi climatica che rischia di acuire le tensioni e i conflitti per le risorse, la proliferazione degli armamenti nucleari deve essere evitata a tutti i costi. La presenza di un numero così elevato di armi nucleari e l’incertezza crescente che caratterizza le relazioni tra Stati, rendono il rischio di una catastrofe su scala globale una possibilità concreta.
Basta una testata ben piazzata per scatenare un disastro irreparabile.

Una singola detonazione nucleare produrrebbe impulsi elettromagnetici tali da disabilitare i sistemi elettrici e danneggiare i dispositivi elettronici su vasta scala, compromettendo le reti elettriche, le comunicazioni, i trasporti e i servizi di emergenza, ma soprattutto causando migliaia di vittime e contaminando acqua e terreni coltivabili, con effetti duraturi sulla salute e l’ambiente.

Su scala più ampia, una guerra nucleare causerebbe una distruzione di dimensioni inimmaginabili, con miliardi di morti e inquinamento radioattivo diffuso, che avrebbe conseguenze devastanti per l’intero pianeta.

 

Gli sforzi per cambiare le cose

A differenza delle armi biologiche, di quelle chimiche, delle mine antiuomo e delle bombe a grappolo, le bombe nucleari sono le uniche armi di distruzione di massa che non sono state bandite a livello globale, nonostante i loro devastanti impatti ambientali e umanitari.
Inoltre, il mantenimento degli arsenali nucleari è estremamente costoso: l’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) stima che nel 2022 i Paesi con armi nucleari abbiano speso 78 miliardi di dollari per sostenere i propri arsenali, una cifra che potrebbe essere utilizzata per affrontare questioni ben più urgenti, come il contrasto della crisi climatica o delle disuguaglianze.

Negli ultimi decenni, sono stati firmati alcuni trattati per frenare l’escalation degli armamenti nucleari e promuovere la risoluzione pacifica dei conflitti. Tra questi, il “Trattato di Non Proliferazione“, del 1970, che impegna gli Stati dotati di armi nucleari a non trasferirle, e quelli senza armi nucleari a non procurarsele, oppure il “Trattato INF” tra Reagan e Gorbaciov, del 1987, che ha segnato il primo significativo passo verso la riduzione delle testate nucleari in Europa.

Negli ultimi anni, gli sforzi degli Stati per la riduzione delle armi nucleari sono rallentati, con le potenze nucleari che hanno investito nella modernizzazione dei propri arsenali.
Tuttavia, il 22 gennaio 2021, grazie alla spinta della società civile, è entrato in vigore il “Trattato sulla proibizione delle armi nucleari” (TPNW), il primo accordo che, insieme agli strumenti normativi già presenti, mira all’abolizione totale degli arsenali atomici.
La sua negoziazione ha coinvolto 122 Paesi e ha visto una partecipazione senza precedenti della società civile.
Tuttavia 38 Paesi, tra cui l’Italia, hanno votato contro il trattato, sostenendo la posizione degli Stati Uniti e delle altre potenze nucleari, ovviamente contrarie al disarmo nucleare.

 

Senzatomica

Senzatomica. Foto della mostra a Rovereto.

Foto dell’esposizione a Rovereto durante la “Settimana Civica”.

A questo proposito, la Campagna “Senzatomica” mira a coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini e istituzioni per costruire un movimento di opinione pubblica che convinca l’Italia a ratificare il “Trattato sulla proibizione delle armi nucleari” (TPNW).
Uno degli strumenti principali della campagna è la mostra itinerante “Senzatomica: trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”, che ha fatto tappa in molte città italiane, tra cui Rovereto, dove è stata ospitata in occasione della “Settimana Civica”.

“Non è una mostra storica”, ha affermato Roberto Colombo, referente locale di “Senzatomica”, “ma un invito a cambiare prospettiva. Si tratta di un’esposizione che ha l’obiettivo di sensibilizzare i visitatori sull’inutilità delle armi nucleari e sull’urgenza di promuovere un cambiamento significativo. Bisogna far capire che al centro dell’azione contro le armi nucleari ci devono stare gli interessi delle persone comuni e la sicurezza umana. L’approvazione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, a cui la società civile ha contribuito in modo decisivo, ci ha fatto capire che non dobbiamo subire passivamente le decisioni dei politici, ma che possiamo avere un ruolo fondamentale nel cambiare le cose.”