L’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 prevede di “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili” mentre il 12 ci chiede di “Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo”. Entrambi, assieme al 15, che vuole “Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre” trovano spesso cittadinanza nelle tantissime iniziative dell’associazione L’Ortazzo. Nata nel 2009 da un progetto di orto biologico comunitario nella zona di Caldonazzo, si è poi evoluta e rafforzata in una realtà che promuove l’agricoltura biologica e l’agroecologia, l’economia solidale e il consumo critico. Dal 2013 ha attivo al suo interno anche un Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) che conta oltre 140 famiglie socie e tra queste sono molti i volontari attivi negli aspetti organizzativi del GAS. A raccontarci la storia quindicennale dell’Ortazzo è un gruppo di volontari a rappresentare le tante anime dell’associazione: Maddalena Parolin che si occupa della comunicazione, Paola Schmid referente del GAS, Danilo Marchesoni, presidente e responsabile dei progetti, Ivette Marli Boso, referente della stoviglioteca, Elisa Corni referente della giocoteca di Ortazzo e socia fondatrice di Punto Zero APS, associazione custode della Giocoteca.
Di Alessandro Graziadei
Iniziamo da principio con uno dei fondatori: Danilo. L’Ortazzo nasce nel 2009 da un desiderio: fare comunità. Ci racconti come?
Danilo: Siamo partiti in tre, con il desiderio di sperimentare l’agricoltura biologica attraverso un orto comunitario, dove fare anche attività di educazione ambientale per i bambini e proporre momenti di aggregazione, in un momento dove tali iniziative venivano viste come idealiste e inattuabili. L’anima sovracomunale trova le sue radici già dalla fondazione, visto che eravamo supportati dal Piano Giovani di Zona Laghi Valsugana e intendevamo rivolgerci ad un territorio più ampio del solo comune di Caldonazzo (da cui deriva il nome Ortazzo, per la rima), che ci aveva dato in uso il campo in località Lochere di circa 4.000 mq. Da subito abbiamo affiancato alla parte pratica proposte come serate ed incontri dove parlare di sostenibilità (ma anche di orticoltura e più in generale agricoltura biologica) e questa parte ha riscosso successo e interesse crescenti. 
Da associazione per la promozione di un orto comunitario L’Ortazzo negli anni ha ampliato i propri orizzonti di sostenibilità. Quali sono oggi le vostre principali attività?
Danilo: gli appuntamenti più importanti sono il ciclo di serate, laboratori e passeggiate di primavera I LunAdì dell’Ortazzo, di cui abbiamo organizzato già 20 edizioni, la Fiera Valsugana Sostenibile e Solidale che si è tenuta a maggio 2023 e a maggio 2024 a Levico Terme. Collaboriamo inoltre con la fiera Fa’ la Cosa Giusta! Trento: siamo parte del gruppo di lavoro ed organizziamo i laboratori e le conferenze dell’evento. Ogni anno a novembre organizziamo l’evento di scambio e riuso S-Cambiamo il Mondo a Caldonazzo. In ambito riuso inoltre siamo impegnati a supporto di spazi fisici permanenti, come il Pergnént di Vigolo Vattaro e prossimamente in uno spazio alle ex scuole di Levico Terme, ed organizziamo altre occasioni di scambio, gli “swap party”, in vari luoghi, come ad esempio al C’entro Riuso presso la stazione dei treni di Caldonazzo.
Oltre a queste iniziative che si ripetono ogni anno, l’elenco dei progetti di durata più breve, in collaborazione con altre realtà del territori, è lunghissimo. Tante collaborazioni e iniziative che ci vedono impegnati con le scuole, con serate, laboratori, festival e tantissime iniziative.
Dal 2013 avete dato vita ad un Gruppo di Acquisto Solidale. Paola, ci spieghi bene come è organizzato e con quali obiettivi?
- Paola: Come naturale evoluzione dell’associazione, lavorando sulle buone pratiche quotidiane di sostenibilità, un gruppo di soci ha iniziato a riflettere sui propri consumi e su cosa fare per acquistare prodotti di uso comune, utilizzando come criteri guida i concetti di giustizia e solidarietà, così è nato il GAS L’Ortazzo.
Avendo all’attivo oltre 140 famiglie socie, l’organizzazione è importante per coordinare gli acquisti e la distribuzione settimanale, per questo motivo abbiamo un gestionale online, che permette di aprire e chiudere gli ordini in base alla disponibilità e stagionalità dei produttori. Inoltre collaboriamo da anni con APPM, che coinvolge i giovani di tre centri educativi per le attività di ricezione, smistamento e distribuzione dei prodotti alle famiglie.
Uno dei vostri progetti più originali è la Stoviglioteca. Ivette, ci spieghi in cosa consiste e come funziona? 
Ivette: Dal 2019 abbiamo a disposizione dei kit di stoviglie in plastica durevole, che vengono prestate gratuitamente per le feste a famiglie, associazioni, gruppi.
Le finalità del progetto sono quelle di ridurre l’uso di materiali usa e getta e di sensibilizzare le famiglie e la comunità alla buona pratica del riuso. Molti sono convinti che sia sufficiente sostituire la plastica con bioplastiche o carta e la festa può dirsi “ecologica”, ma l’usa e getta non può essere una soluzione: comporta un consumo di risorse per produzione e smaltimento, oltre al fatto che sul nostro territorio le bioplastiche non possono andare nell’impianto di compostaggio e vanno smaltite nel residuo secco.
Nel mese di maggio si è concluso il vostro tradizionale ciclo “I LunAdì dell’Ortazzo” con la seconda edizione della Fiera Valsugana Sostenibile e Solidale, svoltasi a Levico Terme. Cosmetici, prodotti alimentari, artigianali e legati alla coltivazione biologica della terra, ma anche luoghi di scambio, angoli di terapie alternative, laboratori didattici, conferenze e degustazioni, tutti con una caratteristica fondamentale, quella di pesare il meno possibile sul pianeta. Paola ci racconti come sono andate queste due iniziative e quali reti territoriali attivano ?
Paola: il successo della prima edizione, a maggio 2023, nata un po’ per vedere come sarebbe stata la risposta del territorio, ci ha incoraggiati a dare il meglio per un evento che si è svolto su due giornate, con oltre 80 espositori, 30 laboratori ed esperienze, 9 conferenze, 3 punti ristoro, 2 punti di scambio libri e abiti, un programma dedicato alle scuole, 35 volontari coinvolti e molto molto altro, con una partecipazione di quasi 4.500 visitatori. La cosa più preziosa non è tanto la parte di acquisti o la “vetrina”, ma la rete che si crea tra aziende agricole, associazioni, visitatori, enti del territorio. L’impegno è stato notevole, ma ancora di più è stata la soddisfazione di tutti coloro che sono stati coinvolti!
Un altro progetto particolare è la “giocoteca”, Elisa: di che si tratta?
Elisa: Come la stoviglioteca, anche in questo caso parliamo di prestiti gratuiti, ma questa volta con una finalità più direttamente educativa: insieme all’associazione Punto Zero abbiamo creato una raccolta di quasi 70 giochi da tavolo. Tra questi, un’ampia sezione riguarda giochi a tema ambientale, che possono essere utilizzati nelle scuole, nei centri educativi, nei momenti di aggregazione, per insegnare divertendosi concetti sulla biodiversità, la tutela del territorio, i beni comuni. Ci sono giochi molto conosciuti, altri provenienti da piccole case editrici ed alcuni addirittura sono stati creati dagli alunni delle scuole del territorio, come Valsuvaia che prende spunto dalla tragica e devastante tempesta del 2018 e Valle Viva, sullo sviluppo del territorio del Lagorai e a cui abbiamo collaborato anche noi. Altri titoli non prettamente ambientali si appoggiano su dinamiche collaborative o si sviluppano attorno a temi sociali; sono tutti stati scelti anche con scopo educativo e non solo ludico. Le occasioni di intavolarli con grandi, piccini e piccolissimi non sono mancate finora, e hanno tutte offerto anche ad educatori e soci momenti di condivisione, divertimento. Ma sono stati soprattutto momenti per imparare qualcosa dagli altri, dal confronto, dal gioco. Oltre agli appuntamenti presso la sede di Punto Zero, alle fiere, agli interventi nelle scuole e nei centri educativi, nel prossimo futuro ci attende Tana libera tutti, un progetto con il quale porteremo la giocoteca anche nella casa circondariale di Trento!
Sostenibile, solidale e volontariato, sono tre parole che ricorrono spesso nelle vostre attività…
Maddalena: Sono proprio i tre concetti che fanno vivere l’associazione. Sostenibile per il pianeta e solidale tra le persone: sono i valori che vorremmo guidassero le azioni a tutti i livelli: dalle famiglie alle imprese, dalla politica locale alle scuole. Lavoriamo soprattutto a partire dalle buone pratiche della quotidianità, ma spesso supportiamo altre associazioni ambientaliste o attive nel mondo della solidarietà per azioni su specifiche campagne o sensibilizzazioni su temi che non riguardano solo “il nostro piccolo orticello”… se così si può dire visto che per noi la parola orto è un po’ speciale…
L’impegno volontario per rendere possibile le nostre attività è notevole e se è vero che, come capita un po’ in tutto l’associazionismo, ci sono delle persone che si impegnano di più – alcune anche molte ore la settimana – la cosa bella è che c’è anche un volontariato diffuso. Per il funzionamento del gruppo di acquisto decine di soci offrono il proprio tempo saltuariamente, per gestire i contatti con un produttore o per collaborare nella distribuzione dei prodotti, inoltre in occasione degli eventi più impegnativi si attivano moltissimi soci e simpatizzanti.
Molte persone pensano che vivere in modo decisamente più sostenibile rispetto alla media sia più costoso (vedi il cibo biologico) ed estremamente difficile. Ma è proprio così? 
Maddalena: Certamente il cibo biologico è più costoso (perlomeno il prezzo sullo scaffale, che non tiene conto di costi ambientali e sociali di molte produzioni poco sostenibili), ma molti si dimenticano che prima di tutto per uno stile di vita sostenibile c’è il tema della sobrietà, della riduzione degli sprechi, di togliere l’eccesso. Per restare sul tema del cibo, consumare meno carne, meno prodotti di origine animale, meno prodotti ultraprocessati e con tanto imballaggio e sprecare meno prestando maggiore attenzione agli acquisti, consente di poter investire il risparmio nella scelta di prodotti di migliore qualità. Se allarghiamo al concetto di riuso (altro tema che ci sta moltissimo a cuore, dall’abbigliamento ai giocattoli, dalle stoviglie ai libri, dai pannolini lavabili…) e della condivisione, lo stile di vita sostenibile può essere “eco” in tutti i sensi: ecologico ed economico!
Infine ho letto che insieme alla APT Valsugana Lagorai avete organizzato un ricchissimo programma di laboratori durante tutta l’estate. Ce li puoi presentare?
Maddalena: abbiamo un fitto calendario fino a fine settembre, con proposte sia per adulti che per bambini dedicate alla cucina sostenibile, al mondo delle api, alla cosmesi e ai prodotti a base di erbe officinali. Sono tutti momenti molto pratici, in piccoli gruppi, curati da esperti del territorio con una grande esperienza da condividere. L’attività va prenotata con anticipo (qui il programma completo e i link per iscriversi).
Grazie mille del vostro tempo e soprattutto del vostro importante impegno che da 15 anni promuove uno stile di vita sostenibile e solidale.


