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Chi siamo

Abitare la Terra 2030 è un servizio di informazione gratuito curato da Fondazione Fontana onlus e sostenuto dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme al Non Profit Network-CSV Trentino. Fondato sui temi della promozione e sviluppo del volontariato, della cooperazione internazionale e tutela dei diritti e promozione della pace, si muove nella cornice dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Un impegno multigenerazionale, innovativo e generativo

Un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere uno sviluppo sempre più sostenibile, ce lo ricorda l’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030. Dal 2013 in Trentino la Fondazione Franco Demarchi, nata da un’evoluzione dell’Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale come ente strumentale della Provincia autonoma di Trento, è una protagonista attiva di questa sfida educativa ed è costantemente impegnata nella realizzazione di azioni innovative per contrastare la povertà educativa attraverso processi di ricerca, progettazione e formazione che valorizzano l’approccio multigenerazionale. La Fondazione, che è attiva anche nelle aree del welfare, dello sviluppo di comunità, della ricerca e valutazione, del riconoscimento e sviluppo delle competenze e dell’educazione degli adulti, negli ultimi anni, si è occupata anche della programmazione e valutazione di politiche sociali abbracciando anche gli Obiettivi 3, 10 e 11 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Abbiamo incontrato la Vicedirettore della Fondazione Laura Ravanelli e la responsabile dell’area educativa Laura Antonacci e ci siamo fatti raccontare cosa fanno e come lo fanno.

Di Alessandro Graziadei

Iniziamo dal nome della vostra Fondazione. Chi è stato Franco Demarchi e quale è stato il suo contributo umano, culturale e scientifico?

LR: Franco Demarchi sacerdote, sociologo, innovatore e amico della Cina. A soli 22 anni, nel 1943, divenne sacerdote di montagna, prima a Taio, poi a Cavalese, a San Lugano, a Cimone ed infine a Merano. Nel 1956 si laurea in scienze politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, discutendo una tesi dal titolo “La tipologia politica di Max Weber”.

Il suo dinamismo intellettuale lo porta ad essere docente universitario a Trento, Milano, Trieste e Gorizia. Nel 1957 fonda la “Scuola di Preparazione Sociale”, nel 1961 la rivista “Prospettive di efficienza” e nel 1990 l’Associazione Italo-Tedesca di Sociologia. A partire dagli anni ’70, visita la Cina più di venti volte, mosso dal suo forte interesse nel comprendere la complessità dei territori di confine e cogliere gli elementi di convivenza. Al centro delle sue iniziative troviamo la formazione dei giovani, al fine di inserire il Trentino in un contesto globale. Organizza numerose convenzioni e scambi culturali tra giovani trentini e della Repubblica Cinese. Nel 1984 riceve la medaglia d’oro per meriti culturali dal Presidente della Repubblica. Inoltre, si appassiona e studia la figura del missionario trentino Martino Martini (1614-1661), contribuendo così alla creazione del Centro Studi Martino Martini di Trento.

Un uomo di ampia visione, quindi, capace di coniugare la formazione e la ricerca con la divulgazione.

LR: Esattamente. E questa è una della ragioni per le quali la Fondazione è stata intitolata a suo nome.

Un’eredità che la Fondazione Franco Demarchi ha raccolto diventando oggi una protagonista innovativa della vita sociale, educativa, e culturale della nostra comunità. Ci racconti un po’ di storia di questa realtà, che è relativamente giovane…

LR: La Fondazione Franco Demarchi è stata costituita il 19 giugno 2013 in evoluzione e sviluppo dell’Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale (IRSRS) del quale ha ereditato l’expertise. Finalità della Fondazione è riconoscere e valorizzare una storia lunga e ricca di esperienze importanti per la comunità trentina, ma soprattutto rilanciare una sfida di grandissima attualità finalizzata a promuovere e realizzare, in forma diretta o indiretta, la formazione e la ricerca in ambito sociale, educativo e culturale a beneficio delle comunità locali e del loro sviluppo, nonché a supporto delle competenze di operatori e di cittadini. La nuova area di Fondazione è dedicata alla crescita sana dei giovani in Trentino, comprendendo il contrasto alla povertà educativa, alle droghe e alle dipendenze in generale, alla dispersione scolastica e la promozione di stili di vita sani.

La Fondazione inoltre persegue interessi di carattere generale e di pubblica utilità. Gli elementi caratterizzanti l’operare della Fondazione sono due: il primo relativo al fatto che le attività di formazione e ricerca sono opportunamente integrate affinché la formazione sia costantemente arricchita dai risultati della ricerca e, a sua volta, la ricerca possa essere stimolata ed arricchita dalle relazioni con i territori e con le comunità di pratiche attivate dalla formazione; il secondo elemento vede la Fondazione come luogo di incontro, confronto, riflessione, innovazione e verifica, aperto a tutti i soggetti coinvolti nella rete sociale, educativa e culturale: istituzioni, privato sociale, soggetti del volontariato, cittadini, famiglie.

Quali sono i campi nei quali è attiva la Fondazione?

LR: La Fondazione è attiva nelle seguenti aree:

  • Area educativa

  • Area formazione ed educazione degli adulti;

  • Area welfare, comunità e cittadinanza;

  • Area ricerca e innovazione;

  • Area riconoscimento e sviluppo delle competenze

Quanto è importante nel vostro lavoro la sperimentazione di percorsi e soluzioni innovative?

LR: Per la Fondazione, “innovazione sociale” si riferisce a quel processo di cambiamento volto a proporre nuove idee, servizi e modelli che rispondano ad alcuni bisogni in modo più efficace rispetto a soluzioni già esistenti. Il concetto di innovazione sociale si è imposto come tema centrale delle strategie politiche europee e provinciali quale strumento per far fronte alla crisi finanziaria, economica e sociale. A partire dall’identificazione e dall’analisi di alcuni bisogni sociali emergenti (di natura individuale, professionale o territoriale) la Fondazione si pone l’obiettivo di sviluppare, sperimentare ed implementare soluzioni innovative attraverso processi di ricerca, progettazione e formazione. La Fondazione contribuisce alla produzione di conoscenza scientifica finalizzata all’orientamento e l’innovazione di politiche e servizi di rilievo per il tessuto sociale, agisce con metodi e strumenti della ricerca scientifica, sviluppa analisi specifiche e modelli, progetta interventi, realizza attività formative, di monitoraggio, valutazione e di facilitazione di tavoli e gestione dei processi nelle procedure collaborative.

Ci spiegheresti cos’è il welfare generativo e quali sono le principali attività della Fondazione in questo ambito?

LR: Nell’ambito del welfare, comunità e cittadinanza: Fondazione ha strutturato un laboratorio provinciale di ricerca, formazione, confronto e progettazione partecipata, finalizzato a sostenere e rafforzare la cultura e la pratica del welfare comunitario e generativo nella società trentina. Su questa tematica, ad esempio, è attivo l’impegno sui progetti di Welfare km 0 nei quali la Fondazione è partner insieme a PAT e Fondazione Caritro, e in particolare segue l’accompagnamento dei progetti. Il tema di questi progetti è quello di sviluppare il ”lavoro di comunità” che si esplicita attraverso le seguenti fasi: a) aggancio dei cittadini; b) attivazione di propensioni ad assumere una posizione attiva e collaborante all’interno dei gruppi di lavoro; c) manutenzione dei laboratori partecipati e dei processi costruiti.

Attraverso interventi rivolti ad adulti in momentanea difficoltà e/o fragilità, la Fondazione propone progetti di empowerment, fornendo strumenti di ricerca attiva del lavoro per potenziare le loro risorse, mettendo in luce le capacità individuali utili ad incrementare la competitività e le prospettive occupazionali.

Allo scopo di offrire alla cittadinanza un approfondimento finalizzato alla conoscenza delle tematiche sociali, la Fondazione progetta e implementa interventi di animazione culturale che intendono, inoltre, aiutare le persone che vivono in condizioni di marginalità, ad acquisire un atteggiamento e una coscienza critica verso le cause delle proprie condizioni (carcere, luoghi di cura, residenti in contesti abitativi problematici). Gli interventi di animazione culturale sono rivolti anche ai/alle professionisti del lavoro socio-educativo (nei servizi, in università, a scuola).

Un ambito che ha coinvolto anche le Terre Alte. Con quali iniziative?

LR: Ciascuna delle attività di cui ho parlato sopra riguardano anche le cosiddette “terre alte” in considerazione del fatto che la maggior parte del nostro territorio provinciale si può considerare terra alta. Inoltre quest’anno riproporremo un convegno che riguarda appunto le “terre alte” e in particolare la tematica dell’abitare in montagna. Questo convegno si terrà nel mese di ottobre 2024 ed è aperto a tutti i territori che si possono considerare terre alte. Sul nostro sito potete trovare tutte le informazioni (www.fdemarchi.it).

Possiamo definirvi un ponte tra amministrazioni pubbliche, enti del terzo settore e comunità?

LR: Fondazione fornisce supporto ed accompagnamento ad Organizzazioni e Istituzioni del territorio per l’innovazione di processi e modelli organizzativi ed opera al fine di facilitarne la relazione.

Ci piacerebbe conoscere meglio le vostre attività dell’area educativa che “sono finalizzate alla realizzazione di azioni innovative per contrastare la povertà educativa, la dispersione scolastica e prevenire ogni forma di dipendenza”. In che modo e con quali strumenti perseguite questo importante obiettivo?

LA: L’Area Educativa ha come obiettivo principale l’accompagnamento alla crescita sana dei giovani, la definizione di nuovi modelli di contrasto alla povertà educativa, alla dispersione scolastica e ad ogni forma di dipendenza attraverso la costruzione di un “ecosistema” che sappia coinvolgere attivamente tutti gli attori preposti alla sua realizzazione (scuole, enti pubblici e privati che a vario titolo operano sui territori negli ambiti culturali, sportivi, ricreativi, famiglie, giovani). Gli ambiti di intervento sono principalmente quattro: il progetto Scuola non scuola, il progetto Verso una Comunità educante, i Dialoghi sull’educazione e il progetto Libera la scuola #4.0. Il progetto “Scuola Non Scuola si propone di reinserire i giovani a rischio dispersione scolastica in un ambiente formativo e socializzante attraverso l’utilizzo di metodologie esperienziali individuali e di gruppo. Ai giovani coinvolti vengono proposte una gamma di azioni costruite sulla base delle caratteristiche di ciascuno mirando a valorizzare i loro punti di forza, ad aumentare la consapevolezza di sé e l’autostima attraverso il potenziamento delle life skills, per supportare la capacità di progettare il proprio futuro, l’orientamento e il ri-orientamento alla formazione e favorire la capacità di inserirsi positivamente nel mondo del lavoro, anche attraverso l’organizzazione di tirocini e percorsi di alternanza scuola-lavoro. Attraverso il progetto “Verso una Comunità Educante” si mira allo sviluppo di una comunità educante in cui la rete educativa, che vede coinvolti gli enti locali dei territori, sia il luogo ideale per programmare percorsi da parte dei diversi soggetti presenti sul territorio (cooperative, scuole, aziende, amministrazioni, associazioni) mettendo al centro il progetto di vita dei giovani. Il gruppo di lavoro di Demarchi si è interrogato su quali siano gli indicatori che identificano una comunità educante sui nostri territori e se la capacità educante sia misurabile secondo un modello esportabile. Per definire la capacità educante di un territorio sono state individuate alcune dimensioni educanti (tra e quali: la scuola, la famiglia, le reti culturali, le attività sportive, le reti tra i soggetti) declinandole in una serie di indicatori. È stato quindi realizzato e somministrato, in via sperimentale, un questionario rivolto agli enti locali attraverso il quale i singoli territori possono misurare il proprio grado di sviluppo come Comunità Educante e quindi la propria “capacità educante”. Le prime evidenze ci hanno permesso di affinare il modello, nel rispetto della sua logica fondante “in divenire”. La Fondazione sta lavorando per poter estendere la misurazione della capacità educante a livello Provinciale.

In continuità con le progettualità sopra illustrate, la Fondazione organizza e promuove occasioni di confronto e apprendimento rivolte alle figure che a diverso livello si occupano di educazione (in particolare dirigenti, insegnanti, educatori) per stimolare una riflessione ragionata e coerente in merito alle sfide educative contemporanee. Si tratta di cicli di incontri denominati “Dialoghi sull’educazione” e per l’anno scolastico 2023 – 2024 gli incontri hanno proposto delle riflessioni sulla “Biodiversità dell’educare” individuando un percorso che affronta i temi della struttura e dello sviluppo delle comunità educanti, del ruolo ricoperto al loro interno dal dialogo costruttivo e dalle competenze sociali ed emotive nell’affrontare concretamente le sfide educative odierne, anche alla luce delle opportunità offerte dall’Intelligenza artificiale in ambito educativo. Gli incontri stanno riscuotendo interesse e adesione anche grazie ad una metodologia che prevede spesso il coinvolgimento diretto dei partecipanti attraverso il lavoro e confronto in piccoli gruppi.

Infine, il progetto #liberalascuola4.0 è una rete di scuole che ha l’obiettivo di condividere e promuovere le buone pratiche nella prevenzione di ogni forma di dipendenza e di contrasto alla povertà educativa. Ne parliamo approfonditamente nel punto successivo.

Con il progetto #liberalascuola4.0 avete attivato un network di scuole che condividono la responsabilità educativa di coltivare terreni fertili e liberi per processi di sviluppo di vite sane e consapevoli dei nostri giovani. Ci racconti bene in cosa consiste?

LA: Il Progetto “#liberalascuola 4.0” è un network di scuole che, con la sottoscrizione di un atto di intesa, si impegnano a condividere progettualità che favoriscano il contrasto ad ogni forma di dipendenza e alla povertà educativa. Gli Istituti scolastici target sono le scuole secondarie di primo e secondo grado. Il Progetto quindi intende promuovere la cultura della responsabilità e della lucidità, mettendo in atto azioni a favore del valore della vita nella sua accezione più profonda. Grazie alla presenza del network è possibile condividere le buone pratiche, favorire il confronto e il supporto reciproco, sostenendo tutte le componenti scolastiche impegnate sul campo. L’approccio quindi è quello della ricerca-azione, riflessivo e auto valutativo, che porta le singole Istituzioni scolastiche a impegnarsi in una crescita culturale e sociale fortemente responsabilizzante. Gli obiettivi principali sono: migliorare le competenze interne di ogni scuola sui temi delle dipendenze, della povertà educativa e della dispersione scolastica; creare un gruppo di persone grazie alla realizzazione di un network intra e interscolastico, che potranno confrontarsi, sostenersi e supportarsi nella realizzazione delle azioni previste dal progetto; creare una rete di scuole attente sia al tema della prevenzione delle dipendenze che al fenomeno della dispersione scolastica; organizzare eventi di vario genere che abbiano il fine di sensibilizzare gli studenti sul contrasto alle dipendenze a sulla povertà educativa.

Il progetto prevede la sottoscrizione da parte delle scuole di un atto di intesa e la costituzione da parte di ogni scuola di un Tavolo di lavoro operativo, nel quale soggetti motivati e interessati a rappresentare un primo nucleo generativo di persone all’interno della propria scuola, si renderanno competenti sul tema. Questo tavolo avrà anche il compito di intercettare la specificità di ogni scuola. I componenti la Cabina di Regia del Progetto forniscono il supporto alle scuole della rete per la condivisione e messa a punto delle azioni progettuali proposte e per la successiva realizzazione degli interventi (facilitazione nei contatti, supporto nell’organizzazione degli interventi, individuazione di esperti, risorse ecc. finalizzati a dare risposte alle esigenze di progettualità individuate all’interno della scuola) secondo la logica dell’implementazione dal basso delle opportunità ritenute interessanti e condivisibili.

Le vostre attività legate all’educazione e alla formazione in età adulta, nonché all’apprendimento permanente, hanno il merito di promuovere e riconoscere anche le esperienze e le competenze “informali”. Quanto sono importanti queste competenze nella crescita personale e sociale della nostre comunità?

LA: La formazione non formale che propone l’Università della terza età e del tempo disponibile favorisce l’acquisizione di strumenti culturali adeguati a consolidare, recuperare e scoprire le proprie capacità per maturare nell’autonomia ed essere protagonisti delle proprie scelte. Per raggiungere questo obiettivo l’adulto ha bisogno di strumenti per comprendere la realtà e comprendere sé stesso.

Il progetto culturale dell’Università della terza età e del tempo disponibile è stato caratterizzato fin dall’origine dalla consapevolezza che se un sapere non incontra la vita del singolo e della comunità, trasformandola, rischia di diventare esercitazione fine a sé stessa o mero passatempo.

Questa impostazione è stata consolidata nel tempo con aggiornamenti continui che sono stati introdotti per rispondere alle trasformazioni sociali e al mutamento delle caratteristiche dei frequentanti. Lo sviluppo dell’impianto scientifico, contenutistico e metodologico ha consentito di realizzare un sistema evoluto di educazione degli adulti che attraverso la formazione offre l’opportunità di acquisire strumenti per la presa di coscienza e per l’autonomia di ogni persona che desideri intraprendere questo cammino.

Alla luce di queste premesse, la comunità intera potrà contare su di una risorsa preziosa perché informata e consapevole, che ha accettato la sfida di continuare ad imparare, interrogarsi sulle cose, non dare nulla per scontato, essere informata per capire ed affrontare le sfide del nostro tempo per essere libera di scegliere ed elaborare risposte in modo autonomo e senza condizionamenti.

Grazie mille del vostro tempo e del vostro “impegno innovativo e generativo” a favore di uno sviluppo sociale e culturale delle comunità!