Il 10 settembre da Passo Pian delle Fugazze, il valico alpino situato a 1.163 metri in provincia di Trento, è partita con una camminata corale che ha portato più di 100 persone fino al rifugio Campogrosso in Veneto. L’iniziativa di Fondazione Fontanaè nata nel 2019con l’intenzione difar conoscere e supportareSTRETCHING OUR LIMITSl a campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi partita dal Kenya per sostenere le attività dil’Arche Kenya e del Saint Martin. Queste due realtà sono impegnate quotidianamente in Kenya nel costruire società più inclusive, accoglienti e generose, prendendosi cura dei più fragili siano essi persone con disabilità, con problemi di salute mentale, minori svantaggiati, bambini/e di strada o vittime di violenza, mettendo al centro di qualsiasi percorso inclusivo le differenze e le fragilità intese come risorse. Abbiamo parlato di questa iniziativa con Luca Ramigni, che con Martina Secchi da anni si occupa di questa giornata di solidarietà, cooperazione ed incontro in quota per Fondazione Fontana Onlus.
Fondazione Fontana Onlus nasce nel 1998 e da allora opera a Padova e a Trento perperseguire finalità di solidarietà sociale in quattro ambiti principali. Ci racconti quali sono?
LR: Esatto.Fondazione Fontana promuove e realizza progetti di pace, cooperazione ed educazione alla mondialità operando in quattro settori principali che come denominatore comune hanno il lavorare insieme ad altri soggetti.
- Cooperazione internazionale: attraverso il sostegno e la coprogettazione con i partner locali in Kenya (Saint Martin CSA saintmartin-kenya.org e L’Arche Kenya www.larchekenya.org Progetti che si ispirano a un approccio comunitario e partecipativo Inoltre FF partecipa attivamente alle reti locali (Padova e Trento) che si occupano di cooperazione internazionale
- Educazione alla cittadinanza globale: la World Social Agenda è un progetto rivolto alle scuole di ogni ordine e grado che promuove la cittadinanza responsabile e partecipativa nei territori di Trento e Padova worldsocialagenda.org
- Informazione: Unimondo (unimondo.org) è una testata giornalistica online che offre un’informazione qualificata sui temi della pace, della sostenibilità, dei diritti umani.
- Mobilitazione della comunità: Fondazione Fontana organizza, facilita e favorisce? iniziative per sensibilizzare sul tema della fragilità come risorsa e occasione di crescita per la comunità.
I progetti di cooperazione internazionale sostenuti da Fondazione Fontana si ispirano ad un approccio di sviluppo comunitario e partecipativo. Ci spieghi cosa vuol dire?
LR: Le parole chiave che caratterizzano il nostro modo di co-operare sono reciprocità e comunità, che implicano la costruzione e il mantenimento di relazioni profonde e continuative con i nostri partner locali e un radicamento nei nostri territori.Da queste relazioni e dalla condivisione concreta delle “risorse” deriva la possibilità di una reale reciprocità. Il ruolo della comunità è cruciale nei progetti promossi che si ispirano allo sviluppo comunitario e partecipativo, promuovendo la solidarietà all’interno della comunità come primo agente di cambiamento.
Sei recentemente tornato dal Kenya dove hai potuto incontrare e vedere all’opera le molte persone che lavorano quotidianamente per l’Arche Kenyae per ilSaint Martin. Ci presenti queste due realtà e ci racconti con che sensazioni sei tornato in Italia?
LR: Il SAINT MARTIN CSA è un’organizzazione che lavora a Nyahururu, sugli altopiani del nord del Kenya. La mission dell’organizzazione è rafforzare la capacità della comunità di prendersi cura e far crescere le competenze delle persone vulnerabili attraverso relazioni di reciproca trasformazione. I volontari sono oltre 500. Il lavoro è organizzato in programmi specifici che si occupano di minori svantaggiati, vittime di violenza e violazione dei diritti umani, persone con dipendenze da alcol e droga, persone con problemi di salute mentale. La metodologia è l’approccio inclusivo comunitario sottolineato dal motto dell’organizzazione OnlyThrough Community www.saint.martin-kenya.org
L’ARCHE KENYA è una delle comunità de L’Arche presenti in più di 35 paesi nel mondo. Nata nel 2009 dal Saint Martin CSA, promuove un’attitudine positiva nei confronti delle persone con disabilità intellettiva portandone alla luce talenti e potenzialità. Gestisce a Nyahururu le case Effathà e Betania dove convivono persone disabili e non con la convinzione che una società realmente umana debba essere fondata sull’accoglienza e sul rispetto dei più piccoli e dei più deboli. Attualmente accoglie 32 persone con disabilità. Dal 2019 l’Arche Kenya è presente nel territorio di Nyahururu con un programma specifico che accompagna bambine/i con disabilità e le loro famiglie nel percorso riabilitativo. Ogni anno sono quasi 1000 i beneficiari seguiti dal progetto. www.larchekenya.org. Quest’estate sono stato a Nyahururu per due settimane durante le quali ho partecipato alla stesura il del nuovo progetto per le persone con disabilità. persone disabili. Per quanto le nuove tecnologie permettano di incontrarsi quotidianamente da remoto rimane fondamentale l’incontro e la presenza nel territorio. Ho visto quanto importante siano le realtà de L’Arche e del Saint Martin per i giovani. Veri e propri centri formativi permanenti per le giovani generazioni che, a prescindere dal periodo di permanenza, hanno la concreta opportunità di potersi confrontare con diverse fragilità e, di conseguenza incontrare e riconoscere le loro.
Quali sfide politiche, sociali ed economiche caratterizzano oggi il Kenya e come ha affrontato questo Paese i recenti anni della pandemia?
LR: Gli anni di pandemia, la guerra in Ucraina e la siccità persistente dovuta ai cambiamenti climatici non hanno “solo” messo ulteriormente in ginocchio le fasce più povere ma non hanno fatto crescere quella classe media che stava emergendo in Kenya negli anni pre-COVID. Oggi il costo della vita è cresciuto a dismisura e la maggior parte delle persone non riesce ad arrivare a fine mese, a pagare le tasse scolastiche e tantomeno le spese sanitarie.
Questa situazione ci ha spinti a attuare progetti emergenziali per sostenere le famiglie più svantaggiate a partire dal 2020 con una campagna di raccolta fondi che abbiamo chiamato TukoPamoja (siamo insieme in swahili) e che ha permesso di raccogliere 12000€ in tre mesi. Negli anni a seguire e ancor oggi continuiamo a cercare di rispondere all’emergenza economica e sociale che riguarda tutta l’Africa, la grande dimenticata dalle agende politiche internazionali
Il 6,7 e 8 settembre del 2019 è nata la prima campagna “Stretching ourlimits” con una tre giorni dedicata all’Arche Kenya grazie ad una piccola impresa alpinistica: la salita al Monte Kenya di un gruppo di persone con disabilità mentale e fisica. Come è nata ecome è andata questa prima esperienza e quel è stato il suo messaggio?
LR: ci si chiedeva: “come possiamo sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema disabilità e specialmente sula salute mentale, ma nello stesso tempo far risaltare che anche chi si trova nella fragilità e nella difficoltà sia essa fisica e/o mentale ha risorse, talenti, potenzialità e può essere una risorsa per la comunità? Perché non saliamo sul monte Kenya con Musa?” Così è nata questa incredibile esperienza che ha avuto risonanza nazionale con passaggi e articoli sulle principali testate giornalistiche e televisive nazionali. Mai nessun disabile era salito prima sul monte Kenya! Mai nessuno aveva pensato che fosse possibile per una persona con disabilità compiere questa impresa. Il messaggio è arrivato chiaro: ci siamo anche noi e vogliamo essere protagonisti all’interno delle nostre comunità.
Nel 2021 e nel 2022 “Stretching ourlimits” è stata invece lanciata da una pedalata da Nairobi a Nyahururu. Musa, Ndongo, Alex, Mbaria e gli altri ospiti con disabilità dell’Arche Kenya hanno volutodimostrare che gli stereotipi sulla disabilità si possono e si devono superare. Quanto lavoro c’è ancora da fare in Kenya in questo campo a livello culturale e sociale?
LR: Il territorio dove operano SM e LAK è sicuramente cresciuto molto nell’approccio alle fragilità grazie alla sensibilizzazione capillare portata avanti con perseveranza in oltre 20 anni di presenza nella regione. L’Arche Kenya è una realtà unica in Kenya, tanto da essere premiata nel 2022 come miglior ONG per l’inclusione delle persone con disabilità. Molto resta da fare: barriere architettoniche, accesso alla salute, inclusione scolastica e lavorativa per citare le aree più importanti. Sicuramente un obiettivo è far crescere sempre più nelle persone con disabilità il desiderio e la voglia di essere protagonisti del loro futuro a partire dall’applicazione delle leggi che dovrebbero tutelarli ma che raramente vengono applicate.
Queste piccole e grandi imprese simbolo delle difficoltà che ogni giorno le persone con disabilità devono affrontare per affermare il loro diritto a una vita dignitosa e ad uno sviluppo armonico della personasono state rilanciateanche in Italia da Fondazione Fontana con alcune camminate solidaliche fin dal 2019 avete dedicato a “Stretching ourlimits”, sempre al rifugio Campogrosso.Quali sono le iniziative che Fondazione Fontana ha attivato e sostenutonegli anni per supportarequesta campagna?
LR: Con Stretching Our Limits si sostengono le attività de LAK e del Saint Martin. Lo scorso anno abbiamo sostenuto in particolare due progetti: FUORI DAL NIDO, per l’avviamento all’indipendenza economica delle persone con disabilità e SOMA MWANA – LEGGI FIGLIA, per sostenere l’istruzione secondaria di 500 ragazze delle comunità pastorali.
Quest’anno ad arricchire la giornata di stimoli e contenuti c’è stato AlidadShiri, afghano, autore di “Via dalla pazza guerra”, il libro in cui racconta la sua storia di bambino in fuga dall’Afghanistan, oltre alla campionessa paralimpica Martina Caironi, amica e testimonial dilungo corso di Fondazione Fontana Onlus e alla musica di Andamento Lento, una band inclusiva in cui persone diverse con differenti abilità e con le proprie fragilità si trovano per comporre, scrivere e fare musica. Quali sono i principali progetti che avete deciso di sostenere quest’anno?
LR: Quest’anno focalizziamo l’attenzione su tre progetti: SALUTE MENTALE E DIPENDENZE, BAMBINI DI STRADA E MINORI SVANTAGGIATI e PERSONE CON DISABILITÀ. Quello che proponiamo alle persone è di prendersi a cuore uno di questi progetti con un sostegno continuativo mensile. Le difficoltà economiche sono molte e il futuro di queste realtà sarà possibile solo se ciascuno darà il suo contributoDel resto è quello che ci ha insegnato il Saint Martin in questi anni con il suo motto: “OnlyThrough Community”.
Oltre a queste raccolte fondi, anche quest’anno le vostre iniziative hanno promosso una cultura che valorizzi la relazione con la vulnerabilità e i soggetti più deboli per giungere insieme a riconoscere le fragilità di tutti come risorsa e occasione di crescita per la comunità. Quanto lavoro c’è da fare anche in Italia su questo fronte?
LR: In Italia siamo fortunati e sicuramente è un Paese che, nonostante tutti i limiti, rimane all’avanguardia nell’inclusione, ma credo che dovremmo creare molte più opportunità d’incontro con le fragilità. È solo grazie all’incontro con l’altro che possiamo crescere come persone e come comunità.
Con Stretching ourlimits invitiamo tutti a non aver paura di riconoscere i nostri limiti siano essi fisici, mentali o relazionali.
Grazie mille Luca per questo vostro impegno e per l’invito ad andare “Oltre i propri limiti”!


